IMU E TASI, ECCO IL VADEMECUM PER L’ACCONTO DEL 17 GIUGNO

Titolari di fabbricati ed aree edificabili sono tenuti a versare il 50% delle imposte pagate nel 2018. Il resto dovrà essere versato entro il 16 dicembre, a conguaglio di quanto dovuto per l’intero anno, facendo riferimento ad aliquote e detrazioni deliberate dalle amministrazioni comunali per il 2019. In sede di saldo, molti contribuenti scopriranno che alcuni comuni hanno innalzato le aliquote per seconde case, negozi ed aree edificabili, cosicché l’importo del saldo 2019 sarà più elevato rispetto agli anni precedenti, essendo stato abolito quest’anno il blocco degli aumenti dei tributi locali, che era stato disposto nel 2016.

Per le abitazioni principali resta l’esenzione, fatta eccezione per gli immobili appartenenti alle categorie catastali A/1, A/8 e A/9, ovvero immobili di lusso, ville e castelli, che continueranno a pagare l’Imu. La legge prevede per queste unità immobiliari l’applicazione di una aliquota ridotta del 4 per mille, che i Comuni possono aumentare o diminuire di 2 punti percentuali, e una detrazione di 200 euro. L’esenzione sulle abitazioni principali vale anche per le pertinenze, nella misura massima di tre unità, a condizione che appartengano ciascuna ad una diversa categoria, tra C/2, C/6 e C/7.

L’esenzione dal pagamento è prevista anche per alcune fattispecie assimilate all’abitazione principale. Tra queste: le unità immobiliari delle cooperative edilizie a proprietà indivisa, adibite ad abitazione principale dei soci assegnatari; gli alloggi sociali definiti dal Dm 22/04/2008; la casa coniugale assegnata al coniuge separato; l’immobile posseduto dal personale del comparto sicurezza; l’unità immobiliare posseduta dai cittadini italiani residenti all’estero e iscritti all’Aire. I Comuni hanno anche la facoltà di assimilare all’abitazione principale le case di anziani o disabili lungodegenti, non locate.

L’aliquota di base per tutti gli altri immobili, a partire dalle seconde case, è fissata nella misura del 7,6 per mille, che gli enti locali possono aumentare o diminuire di 3 punti percentuali.

Per i terreni agricoli, sono esonerati dall’Imui coltivatori diretti e gli imprenditori professionali, iscritti nella previdenza agricola. O i terreni ubicati nei comuni delle isole minori. Gli altri soggetti, invece, continuano a pagare, con l’eccezione dei “terreni montani”. Per i terreni agricoli ancora assoggettati a Imu occorre considerare il reddito dominicale, moltiplicarlo per 1,25 e poi per 135. Tutti i terreni agricoli sono esenti dalla Tasi.

La riduzione della base imponibile del 25% è prevista per gli immobili locati a canone concordato. Rientrano in questo sgravio tre tipologie di contratti di locazione:

  • I contratti agevolati, della durata di 3 anni più 2 di rinnovo;

  • I contratti per studenti universitari, di durata da 6 mesi a 3 anni;

  • I contratti transitori (di durata da 1 a 18 mesi), se stipulati nei Comuni nei quali il canone deve essere stabilito dalle parti applicando gli Accordi territoriali (aree metropolitane di Roma, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Napoli, Torino, Bari, Palermo, Catania; Comuni confinanti con tali aree; altri Comuni capoluogo di provincia).

Tutte le altre case- comprese quelle in affitto a canone libero- sono ancora soggette ad Imu ed eventualmente a Tasi, se istituita dal Comune.

I fabbricati rurali strumentali sono esenti da Imu ma pagano la Tasi con aliquota massima dell’1 per mille. Discorso analogo per gli “immobili-merce”, per i quali è previsto l’esonero dall’Imu e il pagamento della Tasi, con un’aliquota all’1 per mille sui fabbricati costruiti e destinati dall’impresa costruttrice alla vendita, fintanto che permanga tale destinazione e non siano in ogni caso locati. Il Comune ha pero’ la facoltà di portarla al 2,5 per mille o di diminuirla fino all’azzeramento.

Gli immobili produttivi rientranti nella categoria “D” (capannoni, opifici) hanno lo stesso trattamento perImu e Tasi. La base imponibile è costituita dal valore catastale (rendita per 1,05) oppure dal valore contabile in caso di fabbricati non accatastati, posseduti da imprese e distintamente contabilizzati.

La procedura di calcolo è la stessa per Imu e Tasi. Si parte dalla stessa base imponibile (rendita catastale rivalutata del 5%) e la si moltiplica per il coefficiente previsto per la specifica categoria catastale. Per i fabbricati abitativi è 160, per i negozi 55 e così via. Il valore ottenuto consente di applicare le aliquote Imu e Tasi decise dai Comuni. Il conteggio si esegue per i mesi di possesso, calcolando un mese in caso di possesso di almeno 15 giorni.

I contribuenti hanno la possibilità di calcolare l’importo dell’acconto Imu e Tasi con il software CALCOLOIUC2019, con cui è possibile anche generare e stampare il Modello F24già compilato in tutti i suoi campi, per poi effettuare il pagamento. Con CALCOLOIUC2019 è possibile anche il salvataggio dei dati inseriti per il calcolo, sia sul proprio PC, sia nell’apposita sezione My Riscotel (accessibile dopo la registrazione al sito www.riscotel.it).