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06 Dicembre 2018

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04 Dicembre 2018

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26 Novembre 2018

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Dal 1° gennaio 2019 i prestatori di servizi di pagamento abilitati all’utilizzo di pagoPA dovranno obbligatoriamente usare la piattaforma per riversare i pagamenti alle pubbliche amministrazioni. Per queste ultime, qualora non siano ancora iscritte a PagoPa, ci sarà, dunque, un motivo in più per farlo. Tocca proprio ai PSP, infatti, erogare i servizi di pagamento e versare all’ente creditore le somme incassate dai cittadini. “L’obbligo per i PSP abilitati di utilizzare esclusivamente la piattaforma- spiega l’Agid, l’Agenzia per l’Italia Digitale- decorre dal 1° gennaio 2019. Pertanto, i PSP autorizzati ad operare in Italia dalla Banca d’Italia non potranno in alcun modo eseguire servizi di pagamento che non transitino per il Sistema pagoPA, ove abbiano come beneficiario un soggetto pubblico che risulti obbligato all’adesione al Sistema”.

Ancora oggi, nonostante fosse obbligatoria l’adesione al sistema di pagamenti elettronici entro il 31 dicembre 2016, sono moltissime le pubbliche amministrazioni che non hanno ancora aderito. Ma “i soggetti pubblici- prosegue l’Agid- obbligati all’adesione, alla data del 1 gennaio 2019, ove non aderenti ancora a pagoPA, non potranno più incassare in proprio attraverso l’attività di un PSP, salvo l’affidamento di tutte le loro entrate ad un riscuotitore speciale che sia già aderente a pagoPA. Dovendo le Pubbliche Amministrazioni applicare quanto stabilito in materia di pagamenti dalla PSD e dalla PSD2- ovvero le direttive europee- a partire dal 1° gennaio 2019, appare opportuno rappresentare che, per la sola componente degli incassi, l’adesione al Sistema pagoPA garantisce il pieno rispetto della direttiva europea, essendo il sistema pagoPA già compliance con la PSD1 e con la PSD2, come recepite a livello nazionale”.

Pertanto, a partire dal prossimo anno, i prestatori abilitati a offrire servizi di pagamento ai sensi della PSD2 non potranno in alcun modo eseguire servizi di pagamento che non transitino per il Nodo dei Pagamenti-SPC e “che abbiano come beneficiario un soggetto pubblico obbligato all’adesione allo stesso sistema”. Ci sono però delle eccezioni, sia pure transitorie. Si tratta del modello F24 e del Sepa Direct Debit (SDD), sino alla loro integrazione con il Sistema pagoPA. Tra le eccezioni, figurano anche gli “eventuali altri servizi di pagamento non ancora integrati con il Sistema pagoPA e che non risultino sostituibili con quelli erogati tramite pagoPA poiché una specifica previsione di legge ne impone la messa a disposizione dell’utenza per l’esecuzione del pagamento”. Oppure “i pagamenti eseguiti per cassa, presso il soggetto che per tale ente svolge il servizio di tesoreria o di cassa”. Ovvero i pagamenti in contanti eseguiti presso la banca che svolge il servizio di tesoreria e cassa per l’Ente Creditore.

Le pubbliche amministrazioni non possono richiedere agli utenti pagamenti tramite bonifico che non siano integrati con il Sistema pagoPA e, proprio per questa ragione, “è fatto divieto ai soggetti tenuti per legge all’adesione a pagoPA di pubblicare in qualsiasi modo l’IBAN di accredito”. Il rispetto di questo divieto “è ancora più cogente in quanto interessa sia le PA che i PSP in considerazione del divieto per i PSP dal 1 gennaio 2019 di eseguire operazioni extra Nodo”.

Pertanto, le amministrazioni e gli altri Enti aderenti a pagoPA devono rivedere la loro modulistica, al fine di eliminare ogni riferimento in chiaro all’IBAN per il pagamento.

“Resta però fermo che, laddove un utente, avendo in proprio memoria di tale IBAN, esegua un bonifico extra pagoPA, tale pagamento andrà comunque gestito dall’Ente Creditore quale singola eccezione, laddove il PSP non sia riuscito a bloccarlo, con l’auspicio che tali eccezioni siano sempre di numero inferiore nel tempo, per addivenire ad un pieno rispetto della legge da parte dei PSP e degli Enti Creditori”.

Al paragrafo 5 delle Linee Guida “per l’effettuazione dei pagamenti a favore delle pubbliche amministrazioni e dei gestori di pubblici servizi” sono indicati i servizi di pagamento che possono ancora essere gestiti fuori dal sistema pagoPA, e tra questi non rientrano i MAV, per i quali a decorrere dal 1 gennaio 2018 sarà efficace il divieto in capo al PSP di dare seguito a tali avvisi di pagamento fuori dal sistema pagoPA, ove il beneficiario sia un soggetto obbligato ad aderire a pagoPA. Sono oltre 16 milioni le transazioni effettuate quest’anno in Italia con pagoPA. I PSP attivi su pagoPA sono oltre 400. La piattaforma tecnologica del Nodo dei Pagamenti-SPC è attiva e funzionante dal 2012, mentre è in vigore dal 1° giugno 2013 l’obbligo dei soggetti sottoposti all’applicazione del CAD- Codice dell’amministrazione digitale- di consentire agli utenti (cittadini, imprese e professionisti) di eseguire con mezzi elettronici il pagamento di quanto dovuto, a qualsiasi titolo, alla Pubblica Amministrazione. PagoPA è nato con i seguenti obiettivi:

  • incrementare l’uso di modalità elettroniche di pagamento a livello di sistema Paese in considerazione del fatto che i pagamenti verso gli Enti Creditori sono rilevanti per numero di transazioni e volumi;

  • rendere il cittadino libero di scegliere come pagare, dando evidenza dei costi di commissione;

  • ridurre i costi di gestione degli incassi per gli Enti Creditori;  

  • standardizzare a livello nazionale le modalità elettroniche di pagamento verso gli Enti Creditori.

PagoPA permette di pagare tributi, tasse, utenze, rette, quote associative, bolli ed altro ancora verso le Pubbliche Amministrazioni centrali e locali, ma anche verso altri soggetti, come le aziende a partecipazione pubblica, le scuole, le università, le ASL. PagoPA non è un sito dove pagare, ma un sistema di pagamenti standard adottato da Banche e altri istituti di pagamento. Si possono effettuare i pagamenti direttamente sul sito o sull’app dell’Ente Creditore (ad esempio il Comune) o attraverso i canali (online e fisici) di banche e altri Prestatori di Servizio a Pagamento (PSP). L’utilizzo del sistema si traduce in un risparmio di tempo (e talvolta anche di denaro) per i cittadini.

 

 

 

 

 

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