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10 Luglio 2018

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09 Luglio 2018

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01 Luglio 2018

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“Per pagare basta un click”. Lo slogan scelto da Diego Piacentini per PagoPA sintetizza efficacemente il primo vantaggio derivante dall’utilizzo del canale dei pagamenti della pubblica amministrazione. “Un modo diverso e più naturale per i cittadini- scrive il manager in un post- di pagare la Pubblica Amministrazione, più immediato, veloce e più economico per il Paese”. PagoPa è stato introdotto nel 2013 ma, nei primi anni, poche amministrazioni se ne sono accorte. Pochissimi i servizi attivati e quasi nulle le transazioni da parte dei cittadini. Dal 2016 ad oggi, però, i pagamenti sono aumentati. Sono in tutto 6milioni712mila113- fino ad oggi- le transazioni gestite dal nodo a partire dal 1° gennaio 2016. I pagamenti effettuati con PagoPA sono cresciuti soprattutto negli ultimi 12 mesi. Da febbraio 2017 ad oggi il tasso di crescita delle transazioni corrisponde al 574% annuo. Una netta inversione di tendenza.  Che cos’è esattamente PagoPA? “E’ il nodo unico- si legge sul portale del team per la trasformazione digitale- dei pagamenti pubblici italiani per pagare tributi, tasse universitarie e mense scolastiche, multe, TARI e molti altri servizi”. Ovvero “un sistema di pagamenti elettronici- spiega l’Agid- realizzato per rendere più semplice, sicuro e trasparente qualsiasi pagamento verso la Pubblica Amministrazione”.La certezza dei costi di commissione, la chiarezza degli importi e la disponibilità di più canali di pagamento sono i vantaggi per i cittadini.   

“Quello che si faceva ieri in posta o allo sportello bancario, da oggi- precisa il Team di Piacentini- si fa oggi su internet con PagoPA. Per questo stiamo cambiando e migliorando la piattaforma esistente, che si chiama PagoPA”. L’esempio di un tributo come la Tari viene utilizzato dal Team dell’Italia Digitale per illustrare uno dei benefici di PagoPA. “Prendiamo la TARI. Per pagarla ci arriva un avviso a casa con l’importo da pagare e istruzioni non sempre chiare su come farlo. In genere, si paga alla posta con il bollettino postale oppure compilando manualmente l’F24 sull’home banking della propria banca o ancora con l’avviso cartaceo presso uno sportello bancario. Tutto ciò rischiando errori nella compilazione e non ricevendo alcuna quietanza dal Comune per il pagamento effettuato. In più, il Comune stesso è costretto a conteggiare manualmente le somme incassate e riversarle (sempre manualmente) sul conto di tesoreria. Le probabilità che qualcosa vada storto sono abbastanza alte, e per questo siamo costretti a conservare per anni la ricevuta, per dimostrare l’avvenuto pagamento in caso di una contestazione”. Con PagoPA non ci sono ricevute da conservare. Per portare a termine il pagamento, “basta inserire- spiega il Teamdigitale- il codice di avviso (IUV Identificativo Unico Versamento) per pagare e ricevere la quietanza liberatoria ovvero la certezza che la PA ha incassato il tributo e non potranno esserci verifiche o accertamenti successivi”. Il sistema è adottato da un numero crescente di enti e di istituti di pagamento (Prestatori di servizi di pagamento-PSP) come banche, poste ed altri. “PagoPA- puntualizza l’Agid- non è un sito dove pagare, ma una nuova modalità per eseguire presso i PSP aderenti i pagamento verso la PA in modalità standardizzata. Si possono effettuare i pagamenti direttamente sul sito o sull’app dell’Ente Creditore (il tuo comune, ad esempio) o attraverso i canali (online e fisici) di banche e altri Prestatori di Servizio a Pagamento (PSP), ovvero:

  • Presso le agenzie della tua banca
  • Utilizzando l”home banking della tua banca (dove trovi i loghi CBILL o pagoPA)
  • Presso gli sportelli ATM della tua banca (se abilitato)
  • Presso i punti vendita di SISAL, Lottomatica e ITB.
  • Presso le Poste, se il canale è attivato dalla Pubblica Amministrazione che ha inviato l’avviso”.

Ma i cambiamenti introdotti dal Team della Trasformazione digitale sull’architettura del nodo stanno trasformando PagoPA “da un puro hub che smista transazioni verso il mondo bancario ad un vero e proprio sistema di pagamento che si apre al mondo delle soluzioni innovative e non-tradizionali. PagoPA sta diventando una piattaforma dove trovano (e troveranno) posto realtà importanti come PayPal e Satispay (già a bordo, rispettivamente da luglio e novembre), e poi Masterpass e Jiffy (il peer to peer delle banche che è già in corso di integrazione).Questo cambio di architettura ha portato PagoPA a gestire anche tutti i pagamenti effettuati con carte di pagamento (carte di credito, debito e prepagate). Il cittadino può inserire i dati della propria carta senza preoccuparsi di scegliere il PSP – Prestatori di Servizi di Pagamento – che dovrà eseguire la transazione: questo verrà scelto in base alla logica on-us, ovvero gestisce la transazione chi ha emesso la carta. Ciò permette commissioni più vantaggiose per il cittadino che, in ogni caso, avrà sempre la libertà di cambiare il PSP”. L’obiettivo finale è ambizioso. “La digitalizzazione dei pagamenti nella Pubblica Amministrazione, per arrivare tra qualche anno a dirci ehi, ma com’erano le code allo sportello?”. Per la Pubblica Amministrazione si tradurrà in “una riduzione drastica dei costi di processo (costi che ad oggi gravano su tutta la collettività) e lo Stato potrà gradualmente eliminare l’uso del contante (ad oggi ancora il più usato) a favore dell’utilizzo dei pagamenti elettronici”. Per raggiungerlo bisognerà anzitutto aumentare il numero di Comuni attivi su PagoPA. Oggi sono circa il 35% del totale.

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