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22 Luglio 2019

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Ici, Imu, Tasi e gli altri tributi locali si riscuotono per intero dopo l’accertamento, anche se l’atto viene impugnato. Per i tributi locali non si applica- a differenza dei tributi erariali- la riscossione frazionata in pendenza del processo. Il contribuente è tenuto a pagare per intero le somme accertate, entro 60 giorni dalla notifica dell’atto impositivo. E’ l’esito di una pronuncia della Corte di Cassazione, contenuta in un’ordinanza del 15 dicembre 2017. Per la Cassazione l’articolo 68 del decreto legislativo, che prevede il pagamento parziale dei tributi in pendenza del processo, non si applica all’Ici, “in quanto per tale tributo non trova applicazione l’istituto della riscossione frazionata”. Perciò, in caso di mancato versamento delle somme da parte del contribuente, entro 60 giorni dalla notifica dell’atto, il comune o il concessionario possono riscuotere “coattivamente” le somme accertate.

La regola vale- oltre che per l’Ici- anche per gli altri tributi locali (Imu, Tasi, Tari). In caso di accertamenti non ancora definitivi, in pendenza dei ricorsi dinanzi alle commissioni tributarie, è consentito all’ente impositore provvedere al recupero integrale della pretesa tributaria, e non soltanto nel limite di un terzo. Il Comune può riscuotere totalmente l’Ici, l’Imu e gli altri tributi locali, poiché il titolo derivante dall’atto di accertamento è esecutivo per l’intero ammontare. Le amministrazioni locali hanno, però, la facoltà di sospendere in via amministrativa l’esecutività degli atti impugnati. Altra possibilità offerta ai ricorrenti è quella di richiedere al giudice, se esistono i presupposti, la sospensione degli atti impositivi.

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