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PAGOPA, 28 MILIONI DI TRANSAZIONI IN POCO PIU’ DI 3 ANNI

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25 Marzo 2019

Da 900.000 transazioni nel 2016 ad oltre 14 milioni nel solo 2018, con un incasso totale che oggi supera...

ADVANCED SYSTEMS DIVENTA UFFICIALMENTE FORNITORE DI SERVIZI CLOUD PER LA PA

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21 Marzo 2019

A partire dal 1° aprile 2019 le pubbliche amministrazioni potranno acquisire esclusivamente servizi IaaS (infrastructure as a service), PaaS...

GALLARATE, ARRIVA LA DOMICILIAZIONE DELLA TARI PER GLI ISCRITTI A LINKMATE

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14 Marzo 2019

Il Comune di Gallarate ha comunicato ufficialmente ai cittadini che hanno la possibilità di attivare la domiciliazione della Tari...

L’ASSESSORE AL BILANCIO DEL COMUNE DI ANGRI FRANCESCO FERRAIOLI: “CON  LINKMATE STIAMO DIMEZZANDO L’EVASIONE”

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11 Marzo 2019

“Grazie alla nuova banca dati dei contribuenti Tari su LINKmate siamo riusciti a ridurre l’evasione sul tributo del 23%...

Anche quest’anno le aliquote di Imu e Tasi rimarranno invariate. Il blocco degli aumenti dei tributi locali- disposto dall’articolo 1, comma 26, legge 20/2015, che però non riguarda la Tari- impedisce, infatti, manovre peggiorative per i contribuenti. Il principio è stato confermato nella risoluzione n.2/DF del Dipartimento delle Finanze, che ha risposto all’interrogativo sollevato da alcuni Comuni. In virtù del blocco degli aumenti tuttora in vigore, i Comuni chiedevano se c’è la possibilità di diminuire le aliquote Imu dal 10 al 7,6 per millle per le categorie catastali D1, D2, D4, D6 e D7 e di aumentare contemporaneamente l’aliquota Tasi dallo zero al 2,4 per mille per le stesse categorie catastali. I tecnici del Mef hanno ribadito che la soluzione di redistribuire le aliquote Imu e Tasi, con la conseguente introduzione della Tasi, comporterebbe un aggravio della pressione fiscale per gli occupanti di questi immobili, pur non aumentando la pressione fiscale complessiva. Il maggiore prelievo tributario- in questo caso per gli inquilini- contrasta, infatti, con il blocco degli aumenti che è stato confermato anche per il 2017. Le scelte a disposizione di questi Comuni sono due. O quella di limitare il cambio di aliquota agli immobili “non locati”, lasciando inalterata l’aliquota degli immobili “locati”. Oppure quella di modificare le aliquote anche per questi ultimi, a patto di chiedere la quota Tasi solo ai proprietari. La rinuncia alla quota Tasi dovuta dagli inquilini è il presupposto fondamentale nel caso in questione, essendo stata già azzerata la stessa quota negli anni scorsi dai Comuni che hanno sollevato il caso. 

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