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26 Luglio 2019

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24 Luglio 2019

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23 Luglio 2019

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LINKMATE, QUASI 3000 ISCRIZIONI IN POCHI GIORNI A TARANTO

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22 Luglio 2019

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Anche quest’anno le aliquote di Imu e Tasi rimarranno invariate. Il blocco degli aumenti dei tributi locali- disposto dall’articolo 1, comma 26, legge 20/2015, che però non riguarda la Tari- impedisce, infatti, manovre peggiorative per i contribuenti. Il principio è stato confermato nella risoluzione n.2/DF del Dipartimento delle Finanze, che ha risposto all’interrogativo sollevato da alcuni Comuni. In virtù del blocco degli aumenti tuttora in vigore, i Comuni chiedevano se c’è la possibilità di diminuire le aliquote Imu dal 10 al 7,6 per millle per le categorie catastali D1, D2, D4, D6 e D7 e di aumentare contemporaneamente l’aliquota Tasi dallo zero al 2,4 per mille per le stesse categorie catastali. I tecnici del Mef hanno ribadito che la soluzione di redistribuire le aliquote Imu e Tasi, con la conseguente introduzione della Tasi, comporterebbe un aggravio della pressione fiscale per gli occupanti di questi immobili, pur non aumentando la pressione fiscale complessiva. Il maggiore prelievo tributario- in questo caso per gli inquilini- contrasta, infatti, con il blocco degli aumenti che è stato confermato anche per il 2017. Le scelte a disposizione di questi Comuni sono due. O quella di limitare il cambio di aliquota agli immobili “non locati”, lasciando inalterata l’aliquota degli immobili “locati”. Oppure quella di modificare le aliquote anche per questi ultimi, a patto di chiedere la quota Tasi solo ai proprietari. La rinuncia alla quota Tasi dovuta dagli inquilini è il presupposto fondamentale nel caso in questione, essendo stata già azzerata la stessa quota negli anni scorsi dai Comuni che hanno sollevato il caso. 

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