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IMU E TASI 2017, ECCO IL RIEPILOGO DELLE NORME PER IL SALDO DEL 18 DICEMBRE

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14 Dicembre 2017

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CALCOLOIUC2017 E’ SUL PORTALE DEL “SOLE 24 ORE”

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13 Dicembre 2017

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Tari 2017, a Rimini anche per la terza rata c'è LINKMATE a disposizione dei contribuenti

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28 Novembre 2017

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DA OGGI L'F24 SI PAGA DIRETTAMENTE SUL SITO DEL COMUNE DI MILANO

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17 Novembre 2017

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Le domande per aderire alla definizione agevolata si susseguono ininterrottamente. Ma sulle norme che la riguardano gli addetti ai lavori manifestano molte perplessità. Sono 540mila i contribuenti che hanno aderito finora alla definizione agevolata prevista dal decreto legge n.193/2016, convertito con modificazioni dal decreto legge n.225/2016.

La rottamazione delle cartelle esattoriali si applica alle somme riferite ai carichi affidati per la riscossione ad Equitalia tra il 2000 e il 2016.

Quali sono i vantaggi per i contribuenti? Chi aderisce deve pagare l’importo residuo del debito senza corrispondere le sanzioni e gli interessi di mora. Per le multe stradali, invece, non si devono pagare gli interessi di mora e le maggiorazioni previste dalla legge. Per aderire alla procedura i contribuenti devono effettuare una richiesta utilizzando il modulo “DA1 - Dichiarazione di adesione alla Definizione agevolata” disponibile sul sito www.gruppoequitalia.it e presso tutti gli sportelli di Equitalia.

Il modulo deve essere consegnato allo sportello, oppure inviato agli indirizzi di posta elettronica (e-mail o pec) riportati nel modulo della dichiarazione ed anche sul sito www.gruppoequitalia.it.  “La dichiarazione- si legge sul sito di Equitalia- deve essere presentata entro e non oltre il 31 marzo 2017”. Per la scadenza dei termini è molto probabile una proroga al 21 aprile 2017, ma la proroga ad oggi non è stata ancora approvata dal parlamento. Fin qui tutto molto lineare, quindi. Per i contribuenti che aderiscono c'è la possibilità di non pagare le sanzioni e le more, in modo tale da ottenere uno “sconto” compreso di solito tra il 30 e il 40% del totale del debito. Ma Equitalia quando comunicherà le somme da pagare e le relative scadenze? “Entro il 31 maggio 2017- si legge sul portale della società di riscossione- Equitalia comunicherà l’ammontare complessivo della somma dovuta, la scadenza delle eventuali rate, inviando i relativi bollettini di pagamento. Si può pagare con i bollettini RAV precompilati inviati da Equitalia, nel numero di rate richieste con il modello di dichiarazione (da 1 rata fino a un massimo di 5), rispettando le date di scadenza riportate sulla comunicazione. In caso di pagamento in un’unica rata, la scadenza è fissata nel mese di luglio 2017”.

I contribuenti che effettuano la procedura, dunque, realizzano una sorta di adesione al buio, senza sapere a quanto ammonta effettivamente il loro debito e perciò potrebbero trovarsi a dover pagare un importo più alto del previsto. Perciò i contribuenti che avevano aderito alla vecchia dilazione del debito in 72 rate- o in 120 rate nel caso dei piani straordinari- abbandoneranno la vecchia strada per la nuova senza però sapere bene dove porterà. E che cosa succede se non si paga o si paga in ritardo una rata del piano di definizione agevolata? “Chi non paga anche solo una rata, oppure lo fa in misura ridotta o in ritardo, perde- si legge sul portale- i benefici della definizione agevolata previsti dalla legge e Equitalia riprenderà le attività di riscossione”. Veniamo alle questioni meramente economiche. Se la riduzione del debito, attraverso l'adesione alla definizione agevolata, si può quantificare nel 30-40% del totale della somma sono indiscutibili i benefici. Tuttavia la questione non è così semplice.  “Il tempo- spiega Luigi Giordano, dirigente del Comune di Pozzuoli- è troppo breve perché tutto deve essere versato entro settembre 2018. Chi ha poco da pagare magari riesce pure a farlo ma chi ha molto può avere difficoltà a pagare. Perciò non so se convenga la rottamazione o la rateizzazione in 10 anni. La risposta dipende dalla possibilità economica di ciascuno”. In estrema sintesi: se un contribuente ha un debito di 10mila euro aderendo alla rottamazione può ridurlo all’incirca fino a 7 mila euro, ma è obbligato a pagare la cifra tra luglio 2017 e  settembre 2018, in poco più di un anno. Lo stesso contribuente con il vecchio sistema della dilazione in 72 rate poteva, invece, spalmare il debito in 6 anni oppure in 10 anni, con il piano straordinario di 120 rate. Difficile dire quale sia la soluzione più conveniente. Sicuramente, come dice il dirigente Giordano, “dipende dalla possibilità economica di ciascuno”.

Se prima della dichiarazione di adesione era attivo un piano di dilazione, si conserva la possibilità di riprendere il versamento dilazionato, in caso di mancato pagamento della prima rata dovuta per la definizione? “Sì, in questo caso – ferma restando la perdita dei benefici della definizione agevolata – è possibile riprendere i versamenti sulla base del vecchio piano di dilazione, a condizione che, prima della presentazione della dichiarazione di adesione, non vi sia stata decadenza da tale dilazione. Tuttavia, non è possibile riprendere i versamenti del vecchio piano di dilazione se si paga in misura ridotta o in ritardo una rata successiva alla prima delle somme dovute per la definizione”. Un'altra questione che merita un cenno è quella relativa ai contenziosi con la società di riscossione.    

Chi ha un contenzioso con Equitalia può comunque richiedere la definizione agevolata? Equitalia risponde: “Sì, la legge stabilisce che per aderire si debba espressamente dichiarare di rinunciare a eventuali contenziosi relativi a cartelle e avvisi interessati dalla definizione agevolata”. Il contribuente, dunque, deve rinunciare al contenzioso per effettuare la rottamazione. Tuttavia ci sono alcune incongruenze contenute nella norma. “Potrebbe anche accadere- spiega Giordano- che il contenzioso non lo ha fatto il contribuente che magari ha vinto il primo grado. L'appello può averlo fatto l'ufficio in secondo grado. Quindi tecnicamente il contribuente non può rinunciare al contenzioso ma la norma lo obbliga a farlo. E poi c'è il problema che con la rinuncia al contenzioso, per il contribuente c'è la condanna alle spese ai sensi dell'articolo 44 del decreto legislativo 546 del 1992, ovvero quello del processo tributario. Quindi il contribuente rischia di presentare l’istanza per la definizione agevolata e poi essere condannato alle spese di giudizio”.

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