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Anche le aree senza le dimensioni minime per poter essere edificate sono soggette al pagamento di Imu e Tasi. Lo ha sancito la Corte di Cassazione, con una sentenza del 5 agosto scorso.

Le dimensioni ridotte del terreno non modificano la natura dell'area, poiché è possibile accorpare il lotto con un fondo attiguo. Per la Cassazione la natura edificabile non viene meno “per le ridotte dimensioni e/o la particolare conformazione del lotto, che non incidono su tale qualità. E' sempre possibile l'accorpamento con fondi vicini della medesima zona, ovvero l'asservimento urbanistico a fondo contiguo avente identica destinazione”. Il proprietario dell'area potrebbe cedere, infatti, il diritto a edificare sul lotto o acquisire la titolarità di un altro terreno limitrofo, per raggiungere le dimensioni minime. E, perciò, anche sui terreni più piccoli si pagano i tributi sugli immobili.

Un giudizio analogo è stato emesso dalla Corte sulla questione dei limiti amministrativi posti nei piani regolatori comunali. Anche con questi limiti non viene meno il regime fiscale dei suoli edificabili. I giudici di legittimità hanno precisato che i divieti amministrativi posti dal Comune per l'edificazione di un'area non escludono che l'immobile sia soggetto al pagamento delle imposte locali. La presenza di vincoli ha, però, un'incidenza sul valore dell'area e sulla base imponibile. L'imposta deve essere versata in misura ridotta, perché per quantificare il valore dell'area stessa occorre fare riferimento anche alla zona di ubicazione, all'indice di edificabilità ed alla destinazione d'uso consentita.  

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