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10 Giugno 2018

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10 Giugno 2018

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Dal 1° gennaio 2016 la mediazione tributaria viene applicata a tutte le controversie tra i cittadini e il fisco, indipendentemente dall'ente impositore. Con le modifiche apportate nel 2015 alla disciplina del processo tributario, il reclamo e la mediazione non sono più, quindi, un'esclusiva delle controversie relative ai tributi amministrati dall'Agenzia delle Entrate.

“Grazie a questo istituto- ha spiegato il presidente di Equitalia Vincenzo Busa a Napoli, in occasione di un convegno sul fisco- si è ridotto sensibilmente, tra il 2012 e il 2015, il numero dei rinvii alla commissione tributaria. Nel 2011 avevamo 171mila controversie instaurate con ricorso depositato in giudizio. Successivamente, i contenziosi si sono ridotti di oltre il 40%. La mediazione avvantaggia i contribuenti che risparmiano i costi e le lungaggini del contenzioso. E, nello stesso tempo, mette anche i giudici in condizione di lavorare meglio”. I risultati elencati dal presidente di Equitalia si riferiscono, dunque, alla prima fase della mediazione, ovvero al periodo- conclusosi alla fine del 2015- in cui l'istituto valeva solo per le liti con l'Agenzia delle Entrate. Da quest'anno, lo scenario è cambiato radicalmente. La mediazione riguarda ora anche le controversie riguardanti i tributi locali, a patto che il loro valore non sia superiore a 20mila euro. La Campania, il Lazio e la Sicilia sono, secondo Busa, le regioni con un maggior numero di contenziosi e che, perciò, potrebbero avvantaggiarsi più delle altre dalle nuove norme. Nel 2014 sono state oltre 78mila le liti non riguardanti l'Agenzia delle Entrate e che potranno sfruttare, già nel 2016, l'estensione della norma. La mediazione riguarda anche Equitalia e gli altri agenti della riscossione. Si tratta, naturalmente, di soggetti che non hanno la disponibilità del tributo, quindi la procedura vale soltanto nei casi, ad esempio, di vizi propri delle cartelle di pagamento emesse o impugnazione di fermi di beni mobili registrati o di ipoteche. Anche in questi casi, comunque, si lascia spazio all'autotutela per l'annullamento parziale o totale dell'atto di riscossione emesso.

Come funziona l'istituto della mediazione? Anche le cause sui tributi locali, come si diceva in apertura, sono soggette alla presentazione di un ricorso che, in via preventiva, vale come reclamo. Il reclamo può contenere una proposta di mediazione, in via amministrativa, finalizzata a ottenere una rideterminazione del tributo dovuto, prima che la causa passi, in caso di esito negativo, al vaglio giudiziale. Per determinare il valore della controversia, occorre fare riferimento al tributo in contestazione, senza tener conto di interessi e sanzioni. E' fissato un termine minimo di 90 giorni per consentire alle parti di rideterminare eventualmente il quantum preteso dall'amministrazione in seguito alla proposta di mediazione, prima di costituirsi in giudizio e adire la commissione tributaria. E se l'amministrazione non intende accogliere il reclamo o la proposta di mediazione, può formulare a sua volta la propria proposta. Nel caso in cui la procedura di reclamo vada a buon fine, la mediazione si perfeziona con il versamento, entro il termine di 20 giorni dalla data di sottoscrizione dell'accordo tra le parti, dell'intero importo o della prima rata, in caso di pagamento rateale. Le sanzioni amministrative sono dovute nella misura del 35% del minimo stabilito dalla legge. La mediazione, però, può avere a oggetto anche i rimborsi d'imposta. In tal caso si perfeziona dal momento della sottoscrizione dell'accordo, nel quale devono essere indicate le somme dovute, i termini e le modalità di pagamento.

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