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25 Marzo 2019

Da 900.000 transazioni nel 2016 ad oltre 14 milioni nel solo 2018, con un incasso totale che oggi supera...

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21 Marzo 2019

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GALLARATE, ARRIVA LA DOMICILIAZIONE DELLA TARI PER GLI ISCRITTI A LINKMATE

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14 Marzo 2019

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L’ASSESSORE AL BILANCIO DEL COMUNE DI ANGRI FRANCESCO FERRAIOLI: “CON  LINKMATE STIAMO DIMEZZANDO L’EVASIONE”

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11 Marzo 2019

“Grazie alla nuova banca dati dei contribuenti Tari su LINKmate siamo riusciti a ridurre l’evasione sul tributo del 23%...

La Corte di Cassazione con la sentenza n. 4842 dell'11 marzo 2015 ha stabilito che ogni contribuente deve pagare l'ICI in base al valore di un'area edificabile dichiarato al Comune, anche nel caso in cui l'immobile abbia successivamente subito una riduzione di valore dovuta a variazioni urbanistiche. Questa regola vale anche per le dichiarazioni relative all'IMU e alla TASI.

Per i giudici della Suprema Corte: «La dichiarazione ICI ha effetto, Decreto Legislativo n.504 del 1992, ex articolo 10, comma 4, anche per gli anni successivi qualora non intervenga una nuova dichiarazione e che non risulta decisiva la circostanza che la dichiarazione è stata effettuata da società diversa dalla (Omissis) srl, appartenente allo stesso gruppo di società, data l'irrilevanza soggettiva del dichiarante». Dunque, la dichiarazione ICI produce effetti finché il contribuente non denuncia al Comune, con una nuova dichiarazione, che sono avvenute delle variazioni all'immobile interessato.

La disciplina di imposizione relativa alle aree edificabili non è mutata con l'introduzione dell'IMU e della TASI rispetto a quanto disciplinato per l'ICI. Quanto affermato per l'imposta comunale sugli immobili ha dunque valore anche per i due nuovi tributi per i quali «Il legislatore - si legge su ItaliaOggi - ha richiamato espressamente le disposizioni contenute negli articoli 2 e 5 del decreto legislativo 504/1992. Sia per quanto riguarda la qualificazione dell'oggetto d'imposta sia per la determinazione dell'imponibile occorre fare riferimento alla normativa ICI».

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