IMU E TASI, PER LA CASSAZIONE NON C’E’ OBBLIGO DI CONTRADDITTORIO PRIMA DEGLI AVVISI DI ACCERTAMENTO

In un’ordinanza del 22 ottobre scorso la Cassazione ha affermato che per Ici, Imu, Tasi e altri tributi locali l’amministrazione comunale non è obbligata a convocare il contribuente e ad attivare il contraddittorio preventivo o endoprocedimentale prima di emanare gli avvisi di accertamento. L’obbligo sussiste solo per i cosiddetti tributi armonizzati e per le imposte e le tasse per le quali lo legge lo preveda espressamente. I contribuenti contestano spesso ai Comuni in sede amministrativa e giudiziale il mancato rispetto dell’obbligo di instaurare un contraddittorio prima di notificare gli avvisi di accertamento. Ma per i giudici di legittimità l’obbligo di contraddittorio non sussiste per l’Ici e per gli altri tributi locali. L’atto impositivo tributario presenta- è la tesi della Cassazione- una sua particolarità rispetto agli altri provvedimenti e, perciò, non sono applicabili le norme sul procedimento amministrativo. In realtà, in un primo momento, la Cassazione aveva sostenuto che anche in materia tributaria fosse imposto il contraddittorio endoprocedimentale. Una tesi poi superata con alcune pronunce successive. Con l’ordinanza 26579 del 22 ottobre 2018 la Cassazione ribadisce che è limitato l’ambito di applicabilità del contraddittorio sui tributi locali ai soli casi di accessi, ispezioni e verifiche presso i locali dell’azienda accertata.