TASI E IMU, TUTTE LE NOVITA’ DEL 2016

Vediamole nel dettaglio.

TASI- Il tributo per l’abitazione principale è stato abolito. La cancellazione riguarda gli immobili inseriti nelle categorie catastali A/2, A/3, A/4, A/5, A/6 e A/7, adibiti appunto ad abitazione principale. Soppressa, di conseguenza, anche la “quota inquilini” per l’occupante non proprietario (conduttore o comodatario) che utilizza l’immobile come prima casa. L’eliminazione della Tasi coinvolge, inoltre, alcuni casi di “assimilazione” all’abitazione principale. Tra questi, gli immobili delle cooperative edilizie a proprietà indivisa assegnate ai soci studenti universitari, anche in assenza della residenza anagrafica. Oppure gli alloggi sociali e le unità non locate dei dipendenti delle Forze Armate. Un altro esempio di “assimilazione” è quello in cui una casa viene assegnata al coniuge dopo la separazione legale.

I proprietari degli “immobili di lusso”- classificati nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9- continueranno a pagare l’Imu.

COMODATI- Per le abitazioni concesse in comodato ai parenti di primo grado in linea retta (genitori e figli) è prevista una riduzione del 50%. Il beneficio scatterà nell’eventualità in cui il contratto sia registrato, che il comodante possieda al massimo un altro immobile adibito ad abitazione principale e che si trovi nello stesso Comune.

TERRENI AGRICOLI- L’esenzione dal pagamento dell’imu è stata fissata per i titolari di terreni montani o collinari ubicati nei Comuni elencati nella circolare del Ministero dell’Economia e delle Finanze n.9/1993. Esonerati anche i terreni posseduti e condotti da coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali, indipendentemente dal luogo in cui si trova il bene. 
IMMOBILI AFFITTATI A CANONE CONCORDATO- Confermato lo sconto del 25% su Imu e Tasi, rispetto alle aliquote fissate dai singoli Comuni, per le abitazioni affittate attraverso i contratti “concordati”. 

Un altro beneficio riguarderà gli “immobili-merce”, posseduti dalle imprese costruttrici ma rimasti invenduti. L’aliquota standard sarà dell’1 per mille. I Comuni potranno aumentarla non oltre il 2,5 per mille.