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IUC

Per abitazione principale si intende l’immobile, iscritto o iscrivibile nel catasto edilizio urbano come unica unità immobiliare, nel quale il possessore e il suo nucleo familiare dimorano abitualmente e risiedono anagraficamente.

A seguito dell'emanazione del decreto del ministro dell’Economia e delle Finanze del 12 dicembre 2013, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.292 di venerdì 13, il saggio degli interessi legali passa da 2,5% all'1,00% a partire dal 1° gennaio 2014. Dal 1° gennaio 2015 invece diminuisce ulteriormente passando dall'1,00% allo 0,50% così come stabilito dal Decreto 11 dicembre 2014.

Sia gli interessi legali, sia le sanzioni si pagano sull’imposta ancora dovuta.

IUC è l'acronimo di IMPOSTA UNICA COMUNALE.
E' composta da più parti:

  • IMU sul possesso di immobili (escluse le prime abitazioni)
  • TASI, che copre i servizi comunali indivisibili (illuminazione..) con una quota anche a carico dei locatari.
  • TARI sulla produzione di rifiuti e quella 

 

Di seguito vengono messe a disposizione le risposte ad alcune domande frequentemente poste all’amministrazione finanziaria da contribuenti, operatori professionali e dai soggetti che realizzano i software per il calcolo dei tributi, in merito alla corretta applicazione della TASI e dell’IMU.

CLICCA QUI PER CONSULTARE LE FAQ SU IMU E TASI PUBBLICATE DAL MEF

Le pertinenze dell'abitazione principale sono solamente gli immobili classificati nelle categorie:

  • C/2 magazzini e locali di deposito, cantine mansarde e soffitte;
  • C/6 stalle, scuderie, rimesse, autorimesse, box auto, posto auto;
  • C/7 tettoie chiuse o aperte.

In relazione alle due soglie temporali previste dalla disposizione di cui all’articolo 13 del D.lgs n. 472/97 “termine per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno nel corso del quale è stata commessa la violazione” e “un anno dall’omissione o dall’errore” si chiarisce che la diversificazione è in sostanza collegata alla distinzione tra i “tributi periodici” cui inerisce un obbligo dichiarativo che si rinnova periodicamente, (come per esempio imposte sui redditi, IVA) e i “tributi istantanei”, per i quali non si configura un obbligo dichiarativo (come, per esempio, imposta di registro, sulle successioni), come già chiarito dalla Circolare n. 180 del 1998.

A tal proposito, devono ritenersi ancora attuali le precisazioni contenute nei documenti di prassi circa la correlazione tra "tributi periodici" e "tributi 43 istantanei" da un lato, e le soglie temporali previste dalla disposizione dall’altra, nonché gli specifici chiarimenti resi con i citati documenti del 2005 e del 2011.

Infine, considerato che le disposizioni recate dalla Legge di Stabilità 2015 sono entrate in vigore il 1° gennaio 2015, in virtù del principio del favor rei è possibile ravvedere le violazioni constatate prima di tale data, fermo restando la mancata notifica di atti di liquidazione e di accertamento, comprese le comunicazioni di cui agli articoli 36-bis e 36-ter del DPR n. 600/1973 e 54-bis del DPR n. 633/1972 relative alle violazioni oggetto di regolarizzazione. (Circolare n.6/E del Mef)

La rendita catastale è il reddito che Agenzia delle Entrate (ex Agenzia del Territorio) attribuisce a ogni singolo bene immobile. Rappresenta la base fiscale su cui vengono calcolate le imposte(imposta sui redditi, IMU, imposta di registro, etc.). 
Nel Catasto Fabbrica la rendita catastale è collegata all'unità immobiliare. Ogni unità immobiliare ha la propria rendita catastale, ad eccezione degli immobili a destinazione particolare (stazioni, ponti, chiese, cimiteri, etc.).

 

La rendita catastale si può ottenere richiedendo la visura catastale all'ufficio dell'Agenzia del Territorio oppure attraverso il servizio telematico dell'Agenzia delle Entrate, denominato Consultazione rendite catastali. Per effettuare la procedura online è sufficiente indicare: il proprio codice fiscale, gli identificativi o dati catastali (Comune, sezione, foglio, particella) e la provincia di ubicazione di un qualsiasi immobile.

A livello nazionale le scadenze dell'IMU e della TASI sono il 16 giugno 2015 per l'acconto e il 16 dicembre 2015.

Puo' capitare che alcuni Comuni decidono di variare una scadenza, per cui si consiglia sempre di consultare le delibere IMU e TASI del proprio Comune.

In ipotesi di successione mortis causa al coniuge superstite spetta, secondo quanto previsto dall’art. 540 del codice civile, il diritto di abitazione sull’alloggio adibito a dimora coniugale e sulle sue pertinenze, e, quindi, limitatamente a detti immobili, soggetto passivo (sia Imu/Tasi sia Irpef) è esclusivamente il coniuge superstite mentre gli altri eredi rimangono esclusi dalla soggettività passiva fino a quando non si estingue il diritto di abitazione.

Per gli altri immobili (diversi dalla dimora coniugale e dalle sue pertinenze) caduti in successione, invece, soggetti passivi sono tutti gli eredi in ragione delle rispettive quote successorie.

Il diritto di abitazione non può formare oggetto di cessione o di locazione e si prescrive a causa del non uso per un periodo ininterrotto di 20 anni. Il diritto di abitazione si estingue per morte del titolare ovvero per rinuncia (con atto pubblico o con scrittura privata autenticata).

Ciò premesso, il diritto di abitazione è autonomo rispetto al diritto di proprietà; pertanto, anche in ipotesi di donazione della proprietà, il diritto di abitazione non si estingue e, quindi, spetta al titolare di quest’ultimo pagare le imposte sia Imu/Tasi sia Irpef.

Infine, il fatto che il diritto di abitazione, ex art. 540 del codice civile (diversamente da quello disciplinato dall’art. 1022 del codice civile), non si evinca dalla visura catastale è dovuto dalla circostanza che si è costituito per legge senza un atto pubblico ovvero una scrittura privata autenticata; ad ogni modo, la visura catastale non è probatoria dei diritti reali di godimento.

L’utilizzo della Pec è possibile soltanto nei casi di notifica ex art. 149bis cpc. Pertanto, eccetto il caso di Equitalia, per la quale vi è una apposita legge che permette la notifica delle cartelle di pagamento a mezzo pec, gli atti impositivi dei Comuni possono essere notificati a mezzo pec esclusivamente se la notifica è effettuata ai sensi del richiamato art. 149bis cpc (la notifica deve essere fatta dal messo ovvero dall’ufficiale giudiziario e non dall’Ufficio tributi del Comune).

La registrazione del contratto di comodato gratutio non è legalmente obbligatoria ma è necessaria per poter eventualmente usufruire dell'abbattimente del 50% su Imu e Tasi stabilito dalla Legge di Stabilità 2016.

La registrazione di un contratto di comodato d'uso gratuito deve essere eseguita presso qualsiasi ufficio dell'Agenzia delle Entrate. Il contribuente per la presentazione del contratto di comodato d'uso gratuito deve produrre due/tre copie, con firma originale, del documento, compilare il Modello 69, munirsi di due/tre marche da bollo da 16 euro ed effettuare il versamento dell'imposta di registro tramite modello F23 indicando il codice tributo 109T.

Presso gli uffici dell'Agenzia delle Entrate devono essere forniti gli atti da registrare, una copia delle carte d'identità del comodante e del comodatario, le marche da bollo, il modello 69 e una copia del modello F23 pagato.

 

Il dipartimento delle finanze del ministero dell'economia con un'apposita nota dell'8 aprile 2016 ha affermato che per il contratto di comodato d'uso verbale non conta la data di registrazione, ma quella di conclusione del contratto stesso per poter usufruire delle agevolazioni Imu e Tasi in vigore in quest'anno d'imposta. Si evince così che la riduzione al 50% della base imponibile Imu e Tasi in caso di concessione in comodato di un immobile a un parente in linea retta entro il primo grado, che lo utilizzi come abitazione principale, decorre dal 1° gennaio 2016 a prescindere dalla data di registrazione del contratto verbale.

 

Se i due coniugi risiedono ciascuno in un immobile di proprietà e le due case sono ubicate nello stesso comune, solo una delle due avrà diritto all’esenzione. In genere, se vi sono dei figli, l’abitazione principale (dunque quella esente) coincide con quella dove questi risiedono.

Se invece le due residenze separate sono ubicate in comuni diversi, sarà possibile esentare entrambe, a condizione, naturalmente, che nelle due unità abitative i due coniugi abbiano effettivamente dimora abituale

IMU

L’IMU non è stata sostituita dalla TASI ma è stata abolita solo per le abitazioni principali diverse da quelle di lusso (A/1, A/8 e A/9). Quindi, il proprietario paga tutti e due i tributi.

No, l'IMU non si applica al possesso dell'abitazione principale e delle eventuali relative pertinenze della stessa ad eccezione di quelle di lusso (categoria A/1, A/8 e A/9)

 

 

Dovrà essere pagato dai proprietari di immobili o i titolari di usufrutto, uso, abitazione, enfiteusi e superficie.

In particolare sono soggetti all'IMU:

  1. Il proprietario di immobili, cioè colui che ha il diritto di godere e disporre di una cosa in modo pieno ed esclusivo;
  2. i titolari di usufrutto, consistente nella facoltà di godere e usare il bene “come se ne fosse il proprietario”;
  3. i titolari di uso, consistente nella facoltà di servirsi dell'immobile, limitatamente ai bisogni della propria famiglia;
  4. i titolari di abitazione, consistente nel diritto di abitare l'immobile solo per i bisogni del titolare del diritto e della sua famiglia;
  5. i titolari di superficie, che consiste nell'edificare e mantenere una costruzione al di sopra (o al di sotto) di un fondo di proprietà altrui;
  6. i titolari di enfiteusi, cioè il godimento di un bene altrui con l’obbligo di migliorarlo e di pagare un canone periodico;
  7. l’ex coniuge assegnatario dell’immobile, a seguito di separazione, divorzio o annullamento di matrimonio, in quanto titolare del diritto di abitazione.
  8. il locatario, cioè colui che fruisce del bene, nel caso di immobili concessi in locazione finanziaria (leasing) per tutta la durata del contratto;
  9. il concessionario di aree demaniali ( es., il concessionario di uno stabilimento balneare).

L'Imu con la legge di Stabilità 2014 non è più dovuta sulla prima casa e relative pertinenze. L'unica eccezione riguarda il caso in cui l’immobile è indicato come di lusso, quindi rientrante nelle categorie catastali A/1, A/9 e A/8 per le quali continua ad applicarsi l'aliquota ridotta e la detrazione di 200 euro.

L'Imu resta invece in vigore sulla seconda casa.

Per il 2013, il 2014 ed il 2015 i Codici Tributo dell'IMU da utilizzare per i versamenti tramite modello F24 sono:

  • 3912 abitazione principale e relative pertinenze (destinatario il Comune)
  • 3913 fabbricati rurali ad uso strumentale (destinatario il Comune)
  • 3914 terreni (destinatario il Comune)
  • 3916 aree fabbricabili (destinatario il Comune)
  • 3918 altri fabbricati (destinatario il Comune)
  • 3923 interessi da accertamento (destinatario il Comune) da utilizzare solo in caso di accertamenti
  • 3924 sanzioni da accertamento (destinatario il Comune) da utilizzare solo in caso di accertament
  • 3925 imposta municipale propria per gli immobili ad uso produttivo classificati nel gruppo catastale D – STATO”
  • 3930 imposta municipale propria per gli immobili ad uso produttivo classificati nel gruppo catastale  D-INCREMENTO COMUNE”

L'IMU per entrambi gli immobili deve essere pagata e dichiarata al 100% dalla moglie che per diritto di abitazione, in qualità di coniuge superstite, continua ad abitare nell'immobile. Nulla è dovuto dal figlio.

No, l'IMU non si applica alle abitazioni assegnate dalle cooperative a proprietà indivisa e alle pertinenze della stessa ad eccezione di quelle classificate in categoria A/1, A/8 e A/9 (Legge 147/2013 art. 1 comma 707).

 

IMU è l'acronimo di Imposta Municipale Unica. Ha sostituito la vecchia Ici, l’Irpef e le relative addizionali regionali e comunali calcolate sui redditi fondiari riferiti ad immobili non locati.

Tale imposta è stata istituita anticipatamente ed in via sperimentale dall'art. 13 del Decreto Legge del 6 dicembre 2011, n.201, convertito con modificazioni dalla Legge 22 dicembre 2011, n.214 e disciplinata dal medesimo articolo 13 e dagli articoli 8 e 9 del D.lgs. 14 marzo 2011, n.23.

Ulteriori modifiche si sono avute con la legge di Stabilità 2014 che ha abolito l'Imu sulla prima casa, tranne alcune eccezioni.

 

Le esenzioni rimangono invariate rispetto al 2013, in relazione agli immobili equiparati all'abitazione principale quali:

- unità immobiliari appartenenti alle cooperative edilizie a proprietà indivisa adibite ad abitazione principale e relative pertinenze dei soci assegnatari

- alloggi sociali

- casa coniugale assegnata al coniuge separato/divorziato

- immobile abitativo posseduto dal personale in servizio permanente appartenente alle Forze armate e alle Forze di polizia

E' rimesso ai Comuni la facoltà di introdurre ulteriori equiparazioni all'abitazione principale.

Sono esenti i fabbricati rurali strumentali di cui all’art. 13, comma 8 D.L. 201/2011.

Per i terreni agricoli consultare il ”Decreto esenzione dall'IMU per i terreni montani” e la Proroga dei termini Imu agricola montana.

Sì, l'IMU è dovuta e la si deve pagare con l'aliquota agevolata per abitazione principale usufruendo anche della detrazione eventualmente prevista.

Le case degli appartenenti alle forze armate (esercito, marina, aeronautica) e di polizia (polizia di stato, penitenziaria e forestale) ai carabinieri, alla guardia di finanza, ai vigili del fuoco e ai funzionari di prefettura, non essendo più, nel loro caso, richiesto il requisito di dimora e residenza sono assimilate all'abitazione principale.

L'assimilazione all'abitazione principale si applica in ogni caso ad un solo immobile nel territorio italiano a condizione che non sia locato (Legge 147/2013 art. 1 comma 707).

Si, di base l'importo minimo stabilito è di 12 euro. Ogni Comune ha pero' la facoltà di modificarlo, per questo si consiglia sempre di consultare il regolamento e la delibera comunale.

Nella Gazzetta Ufficiale n. 19 del 24/01/2015 è stato pubblicato il DL n.4 del 24/01/2015 che rivede i criteri sull' Imu agricola per il 2015 ma che avrà effetti anche per l'anno 2014.

I nuovi criteri adottati si riconducono all'elenco dei Comuni basato sulla cosiddetta "montagna legale" elaborato dall' Istat secondo cui  i terreni appartenenti a Comuni il cui territorio sia per l'80% almeno posto sopra i 600 metri di altitudine, sono completamente esentati.

Allo stesso modo saranno esentati i terreni posseduti e condotti da coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali, iscritti nella previdenza agricola situati nei Comuni classificati come parzialmente montani dall'elenco elaborato dall'Istat. Tutti gli altri terreni saranno soggetti all'imposta.

N.B. Solo per l'anno 2014 si precisa che: "non è comunque dovuta l’Imu per quei terreni che erano esenti in virtù del decreto del Mef del 28 novembre 2014 e che invece risultano imponibili per effetto dei criteri sopra elencati”.

ELENCO COMUNI MONTANI 

L'art.1, comma 13 della Legge di Stabilità 2016 ha nuovamente ridisciplinato l'applicazione dell'Imu sui Terreni Agricoli. In particolar modo afferma che l'esenzione dall'Imu prevista per i terreni agricoli ricadenti in aree montante o di collina si applica sulla base dei criteri individuati dalla circolare del Ministero delle finanze n.9 del 14.6.1993. Sono inoltri esenti dall'Imu i Terreni agricoli: a) posseduti e condotti da coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali, iscritti nella previdenza agricola, indipendentemente dalla loro ubicazione; b) ubicati nei Comuni delle isole minori; c) a immutabile destinazione agrosilvo-pastorate a proprietà collettiva indivisibile e inusucapibile.

 

Sì, per 5 mesi (febbraio-giugno) si verserà l'IMU come immobile a disposizione. Dal 1° luglio sarà considerata abitazione principale e quindi escluso da IMU.

No, la verserà il venditore. Il nuovo proprietario inizierà a versare l'imposta dal mese di ottobre perchè il mese nel quale la titolarietà si è protratta solo in parte è computato per intero in capo al soggetto che ha posseduto l'immobile per almeno 15 giorni.

Sì, per entrambi i box potranno applicare il regime dell'abitazione principale perchè ogni box è pertinenza della quota di possesso dell'abitazione principale.

No, e possibile considerarli solo uno per categoria: un box (C/6), una cantina (C/2) e una tettoia (C/7)

I versamenti del dovuto IMU si effettuano in 2 rate, nelle date del 16 giugno e del 16 dicembre oppure in una unica soluzione entro il 16 giugno.

 

Dal momento in cui hanno inizio i lavori alla fine lavori deve essere versata imposta sulla base della rendita catastale se l'intervento è riferibile alle lettere a) (manutenzione ordinaria) b) (manutenzione straordinaria) del DPR 380/2001. Nel caso in cui l'intervento è invece riferibile alle lettere c) (restauro e risanamento conservativo) d) (ristrutturazione edilizia) f) (ristrutturazione urbanistica) del DPR 380/2001, l'imposta è dovuta come area edificabile.

Gli enti non commerciali devono presentare la dichiarazione IMU per gli immobili esenti così come per quelli dove si svolge un attività mista, entro il 30 giugno dell’anno successivo esclusivamente per via telematica, secondo le modalità approvate con apposito decreto del Mef.

Il versamento dell’imposta municipale propria è effettuato dagli enti non commerciali esclusivamente secondo le disposizioni di cui all’articolo 17 del D.Lgs 9/07/1997, n.241, in tre rate di cui le prime due, di importo pari ciascuna al 50 per cento dell’imposta complessivamente corrisposta per l’anno precedente, devono essere versate nei termini di cui all’art. 9, co. 3, del D.Lgs 14/03/2011, n. 23, e l’ultima, a conguaglio dell’imposta complessivamente dovuta, deve essere versata entro il 16 giugno dell’anno successivo a quello cui si riferisce il versamento. Gli enti non commerciali eseguono i versamenti del tributo con eventuale compensazione dei crediti, nei confronti dello stesso comune nei confronti del quale è scaturito il credito, risultanti dalle dichiarazioni presentate.

La dichiarazione IMU deve essere presentata entro il 30 giugno dell'anno successivo alla data in cui sono intervenute variazioni dei propri immobili (D.L. 35 dell'8/4/2013 art. 10 comma 4). Di conseguenza tutte le variazioni intervenute nell'anno 2014 dovranno essere dichiarate entro il 30 giugno 2015.

La base imponibile dell’IMU è ridotta del 50 per cento nel caso di fabbricati di interesse storico o artistico “di cui all’articolo 10 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42”. Sulla base imponibile così calcolata, si procede applicando l'aliquota prevista per gli altri fabbricati.

La detrazione base di 200 euro prescinde dall'esistenza di vincoli familiari tra i comproprietari, come il matrimonio, e si suddivide in parti uguali (indipendentemente dalle quote di possesso), alla sola condizione che i contitolari stessi utilizzino la casa come abitazione principale. Nel caso specifico, la detrazione dovrà essere suddivisa a metà fra i due contitolari dell'immobile.

In caso di versamento in acconto effettuato sui codici tributo corretti ma per un importo inferiore al dovuto, è possibile regolarizzare la propria situazione usufruendo del Ravvedimento Operoso.

Per gli immobili, anche da costruire o in costruzione, concessi in locazione finanziaria, il soggetto passivo è il locatario a decorrere dalla data della stipula e per tutta la durata del contratto.
Se il contratto è stato stipulato nell’anno sia il locatore (o il precedente locatario, in caso di subentro nel leasing) che il locatario dovranno presentare la Dichiarazione IMU.

In caso di immobile concesso in comodato gratuito tutte le imposte sono a carico del proprietario e non di chi lo utilizza. E' possibile, trattandosi di familiari, che colui che occupa l'immobile possa accordarsi con il proprietario e prevedere un rimborso di imposta, ma è un accordo su cui non grava nessun obbligo di legge. 

 

Per quanto riguarda l'IMU e la TASI dipende dal diritto che viene donato:

1) nel caso in cui viene donata la piena proprietà ovvero il diritto di usufrutto e/o di abitazione su di un immobile soggetto all'IMU o alla TASI, con decorrenza dalla data in cui viene stipulato l'atto di donazione, graverà sul donatario;

2) nel caso in cui il donante si limita a donare la nuda proprietà dell'immobile, riservando per se stesso il diritto di usufrutto e/o di abilitazione, il tributo continuerà a gravare sul donante 

La base imponibile dei beni immobili donati è determinata considerando:

- per la piena proprietà: il valore commerciale alla data dell'atto di donazione;

- per la proprietà gravata da diritti reali di godimento: il valore ottenuto dalla differenza tra il valore della piena proprietà e quello del diritto da cui è gravata;

- per diritto d'uso e usufrutto: il valore che risulta moltiplicando il valore della piena proprietà per il saggio legale d'interesse e per il coefficiente, relativo all'età del titolare del diritto, come stabilito dall'apposito prospetto di legge.

 

 

E' necessario compilare un altro modello F24 ad integrazione di quello precedente errato, con l'indicazione della differenza da versare. Se la data di scadenza è già stata superata, sarà necessario aggiungere anche il conteggio degli interessi.

 

 

Se in acconto è stata versata una somma superiore al dovuto, si puo' richiedere il rimborso al Comune oppure detrarre l'importo in eccesso sul saldo che sarà successivamente versato.

 

Tenendo in considerazione quanto previsto dall'art. 320 del Codice civile relativamente alla potestà dei genitori nei confronti del figlio minorenne, l'imposta è dovuta dai genitori in nome proprio.

 

Diversamente da quanto accadeva con l’Ici, per l’Imu (e per la Tasi) il comma 2 dell’art. 13 del decreto legge n. 201 del 2011 stabilisce che l’abitazione principale deve essere iscritta o iscrivibile in catasto come unica unità immobiliare.

L’unica eccezione al predetto principio è rappresentata dai cc.dd. immobili contigui uniti ai fini fiscali. In particolare con la nota della Direzione Centrale del Catasto 21 febbraio 2002, n. 15232 è stato chiarito che:

  • le singole unità mantengono i rispettivi identificativi catastali
  • l’accatastamento viene fatto dichiarando le singole unità come porzioni di unità immobiliari
  • in ciascun accatastamento viene specificato con quale altra unità immobiliare l’immobile è unito ai fini fiscali (si può verificare dalla visura catastale e, comunque, dal Docfa)
  • la categoria e la classe vengono attribuite a ciascuna porzione di unità immobiliare considerando le unità immobiliari nel loro complesso
  • la rendita viene attribuita a ciascuna porzione di unità immobiliare in ragione delle rispettive consistenze (minimo 1 vano per ciascuna porzione di unità immobiliare)
  • graficamente (per ciascuna planimetria) vengono riportate le unità immobiliari nel loro complesso e la parte relativa alla singola porzione di unità immobiliare viene tratteggiata

In questo caso le unità immobiliari sono da considerare entrambe abitazione principale, la detrazione (in ipotesi di categorie catastali A/1, A/8 ed A/9) spetta, comunque, una sola volta.

Pertanto, se come si evince dal quesito non è possibile sciogliere la comunione, si può verificare se è percorribile la strada sopra descritta.

Il modello F24 si arrotonda per riga; pertanto a seconda di quanti codici tributi inserisci si fanno gli stessi numeri di arrotondamento. Inoltre, non vi è un codice tributo per le spese.

No. Il comma 87 dell’art. 1 della legge n. 549 del 1995 e i commi 1 e 2 dell’art. 3 del decreto legislativo n. 39 del 1993 sono ancora vigenti.

La firma digitale (diversa dalla firma a stampa) è incompatibile con un provvedimento cartaceo, ma si accompagna ad un provvedimento notificato a mezzo pec.

Le modalità di pagamento sono disciplinate dal comma 12 dell’art. 13 del decreto legge n. 201 del 2011.

La periodicità è stabilita dal comma 2 dell’art. 9 del decreto legislativo n. 23 del 2011.

La modalità di ripartizione tra l’acconto ed il saldo è stabilita dal comma 3 dell’art. 9 del decreto legislativo n. 23 del 2011 e dal comma 13bis dell’art. 13 del decreto legge n. 201 del 2011.

 

  • comma 12 dell’art. 13 del decreto legge n. 201 del 2011.

Il versamento dell'imposta, in deroga all'articolo 52 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, è effettuato secondo le disposizioni di cui all'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, con le modalità stabilite con provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate nonché a decorrere dal 1° dicembre 2012, tramite apposito bollettino postale al quale si applicano le disposizioni di cui al citato articolo 17, in quanto compatibili (modifica introdotta dal D.L. 16/2012, art. 4, c. 5, lett. h). 

12-bis. Per l’anno 2012 il pagamento della prima rata dell’imposta municipale propria è effettuato, senza applicazione di sanzioni ed interessi, in misura pari al 50% dell’importo ottenuto applicando le aliquote di base e la detrazione previste dal presente articolo; la seconda rata è versata a saldo dell’imposta complessivamente dovuta per l’intero anno con conguaglio sulla prima rata. Per l’anno 2012, l’imposta dovuta per l’abitazione principale e per le relative pertinenze è versata in tre rate di cui la prima e la seconda in misura ciascuna pari a un terzo dell’imposta calcolata applicando l’aliquota di base e la detrazione previste dal presente articolo, da corrispondere rispettivamente entro il 16 giugno e il 16 settembre; la terza rata è versata entro il 16 dicembre, a saldo dell’imposta complessivamente dovuta per l’intero anno con conguaglio sulle precedenti rate; in alternativa, per il medesimo anno 2012, la stessa imposta può essere versata in due rate, di cui la prima, entro il 16 giugno in misura pari al 50% dell’imposta calcolata applicando l’aliquota di base e la detrazione previste dal presente articolo e la seconda, entro il 16 dicembre, a saldo dell’imposta complessivamente dovuta per l’intero anno con conguaglio sulla prima rata. Per il medesimo anno, i comuni iscrivono nel bilancio di previsione l’entrata da imposta municipale propria in base agli importi stimati dal Dipartimento delle finanze del Ministero dell’economia e delle finanze per ciascun comune, di cui alla ta bella pubblicata sul sito internet www.finanze.gov.it.

L’accertamento convenzionale non dà diritto al riconoscimento da parte dello stato dell’eventuale differenza tra gettito accertato convenzionalmente e gettito reale ed è rivisto, unitamente agli accertamenti relativi al fondo sperimentale di riequilibrio e ai trasferimenti erariali, in esito a dati aggiornati da parte del medesimo dipartimento delle finanze, ai sensi dell’accordo sancito dalla conferenza stato città e autonomie locali del 1° marzo 2012. Con uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’Economia e delle finanze da emanare entro il 10 dicembre 2012, si provvede, sulla base del gettito della prima rata dell’imposta municipale propria nonché dei risultati dell’accatastamento dei fabbricati rurali, alla modifica delle aliquote, delle relative variazioni e della detrazione stabilite dal presente articolo per assicurare l’ammontare del gettito complessivo previsto per l’anno 2012. Entro il 30 settembre 2012, sulla base dei dati aggiornati, ed in deroga all’art. 172, c. 1, lett. e) del T.U. di cui all D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 e dell’art. 1, c. 169, della L. 27 dicembre 2006, n. 296, i comuni possono approvare o modificare il regolamento e la deliberazione relativa alle aliquote e alla detrazione del tributo (comma introdotto dal D.L. 16/2012, art. 4, c. 5, lett. e). 12-ter. I soggetti passivi devono presentare la dichiarazione entro 90 giorni dalla data in cui il possesso degli immobili ha avuto inizio o sono interventue variazioni rilevanti ai fini della determinazione dell’imposta, utilizzando il modello approvato con il decreto di cui all’art. 9, c. 6 del D.Lgs. 14 marzo 2011, n. 23.

La dichiarazione ha effetto anche per gli anni successivi sempre che non si verifichino modificazioni dei dati ed elementi dichiarati cui consegua un diverso ammontare dell’imposta dovuta. Con il citato decreto, sono altresì disciplinati i casi in cui deve essere presentata la dichiarazione.

Restano ferme le disposizioni dell’art. 37, c. 55 del D.L 4 luglio 2006, n. 223, conv. con modificazioni dalla L. 4 agosto 2006, n. 248, e dall’art. 1, c. 104 della L. 27 dicembre 2006, n. 296, e le dichiarazioni presentate ai fini dell’imposta comunale sugli immobili, in quanto compatibili. Per gli immobili per i quali l’obbligo dichiarativo è sorto dal 1° gennaio 2012, la dichiarazione deve essere presentata entro il 30 settembre 2012 (comma introdotto dal D.L. 16/2012, art. 4, c. 5, lett. e).

  • comma 2 dell’art. 9 del decreto legislativo n. 23 del 2011


L'imposta e' dovuta per anni solari proporzionalmente alla quota ed ai mesi dell'anno nei quali si e' protratto il possesso; a tal fine il mese durante il quale il possesso si e' protratto per almeno quindici giorni e' computato per intero. A ciascuno degli anni solari corrisponde un'autonoma obbligazione tributaria.

  • comma 3 dell’art. 9 del decreto legislativo n. 23 del 2011


I soggetti passivi effettuano il versamento dell'imposta dovuta al comune per l'anno in corso in due rate di pari importo, scadenti la prima il 16 giugno e la seconda il 16 dicembre. Resta in ogni caso
nella facolta' del contribuente provvedere al versamento dell'imposta complessivamente dovuta in unica soluzione annuale, da corrispondere entro il 16 giugno.

  • comma 13bis dell’art. 13 del decreto legge n. 201 del 2011

13-bis. A decorrere dall’anno d’imposta 2013, le deliberazioni di approvazione delle aliquote e della detrazione dell’imposta municipale propria devono essere inviate esclusivamente per via telematica per la pubblicazione nel sito informatico di cui all’art. 1, c. 3 del D.Lgs. 28 settembre 1998, n. 360. L’efficacia delle deliberazioni ricorre dalla data di pubblicazione nel predetto sito informatico e gli effetti delle deliberazioni stesse retroagiscono al primo gennaio dell’anno di pubblicazione nel sito informatico, a condizione che detta pubblicazione avvenga entro il 30 aprile dell’anno a cui la delibera si riferisce. A tale fine, l’invio deve avvenire entro il termine del 23 aprile. In caso di mancata pubblicazione entro il termine del 23 aprile le aliquote e la detrazione si intendono prorogate di anno in anno (comma introdotto dal D.L. 16/2012, art. 4, c. 5, lett. l).

Nel caso di personale appartenente alle forze dell'ordine, ai fini dell’applicazione dell’Imu non è richiesta la condizione della dimora abituale e della residenza anagrafica per valutare l’unico immobile di proprietà come abitazione principale. Condizione necessaria è però il possesso di tale immobile, che non deve pertanto essere concesso in locazione a terzi (comma 5 dell’articolo 2 del Dl 102/2013). In caso contrario, lo stesso non può essere considerato abitazione principale, ma si pagherà l'IMU come altro immobile.

I coefficienti da applicare per l'anno 2016 ai fabbricati sforniti di rendita catastale , classificabili nel gruppo D, appartenenti a imprese (capannoni, ecc...) sono pari all'1,01.

Per usufruire dell'agevolazione del 50% della base imponibile, il comodante può possedere al massimo due immobili, dove per immobili sono da intendersi solo gli "immobili abitativi". Ne consegue che il possesso di terreni non incide in alcun modo sulla possibilità di usufruire dell'agevolazione in questione, fermo restando la necessità di essere comunque in possesso degli altri requisiti previsti dalla legge.

 

 

L’imposta complessiva deve essere determinata con riferimento alle condizioni del titolare del diritto reale e successivamente ripartita tra quest’ultimo e l’occupante sulla base delle percentuali stabilite dal comune. In questo caso, ovviamente, si applicherà l’aliquota dell’abitazione principale.

Ognuno dei possessori paga in base alla propria quota e applica l’aliquota relativa alla propria condizione soggettiva. Pertanto, se uno solo dei comproprietari ha adibito ad abitazione principale l’immobile, detto soggetto applicherà l’aliquota, pari al 2 per mille, e l’eventuale detrazione deliberata dal Comune.

La TASI è dovuta, perché il terreno resta area edificabile.

L’imposta complessiva deve essere determinata con riferimento alle condizioni del proprietario e, successivamente, ripartita tra quest’ultimo e l’affittuario o il comodatario sulla base delle percentuali stabilite dal proprio Comune.

Sono escluse dalla Tasi tutti gli immobili che non siano fabbricati o aree edificabili (quindi ad esempio non si paga sui Terreni Agricoli, Terreni Agricoli con requisito di previdenza agricola e sui Terreni Incolti).

Il Comune con regolamento di cui all'articolo 52 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, può prevedere riduzioni ed esenzioni nel caso di:

a) abitazioni con unico occupante;

b) abitazioni tenute a disposizione per uso stagionale od altro uso limitato e discontinuo;

c) locali, diversi dalle abitazioni, ed aree scoperte adibiti ad uso stagionale o ad uso non continuativo, ma ricorrente;

d) abitazioni occupate da soggetti che risiedono o abbiano la dimora, per più di sei mesi all'anno, all'estero;

e) fabbricati rurali ad uso abitativo

Dal 2016 sono esclusi dalla Tasi tutti gli immobili destinati ad abitazione principale del possessore nonché dell'utilizzatore e del suo nucleo familiare, ad accezione delle abitazioni di lusso (cat. A1,A8, A9). 

 La Tasi è pagata da chi possiede o detiene a qualsiasi titolo fabbricati, ivi compresa l'abitazione principale (Cat. A1,A8,A9) e aree edificabili, come definiti ai sensi dell'imposta municipale propria, ad eccezione, in ogni caso, dei terreni agricoli.;

In caso di pluralità di possessori o di detentori, essi sono tenuti in solido all'adempimento dell'unica obbligazione tributaria.

In caso di locazione finanziaria, la Tasi è dovuta dal locatario a decorrere dalla data della stipulazione e per tutta la durata del contratto ( per durata del contratto di locazione finanziaria deve intendersi il periodo intercorrente dalla data della stipulazione alla data di riconsegna del bene al locatore, comprovata dal verbale di consegna).

In caso di detenzione temporanea di durata non superiore a sei mesi nel corso dello stesso anno solare, la Tasi è dovuta soltano dal possessore dei locali e delle aree a titolo di proprietà, usufrutto, uso, abitazione e superficie.

Nel caso di locali in multiproprietà e di centri commeciali integrati, il soggetto che gestisce i servizi comuni è responsabile del versamento della Tasi dovuta per i locali e le aree scoperte di uso comune e per i locali e le aree scoperte in uso esclusivo ai singoli possessori o detentori, fermi restando nei confronti di questi ultimi gli altri obblighi o diritti derivanti dal rapporto tributario riguardante i locali e le aree in uso esclusivo.

Il versamento deve essere effettuato solo con F24 e bollettino postale centralizzato. Non è possibile pagare la TASI attraverso i sistemi elettronici offerti da banche e poste.

 

Tasi è l'acronimo di Tassa sui Servizi Indivisibili, la nuova imposta comunale istituita dalla legge di stabilità 2014. Essa riguarda i servizi comunali rivolti alla collettività, come ad esempio la manutenzione stradale o l’illuminazione comunale.

La grande novità della Tasi è che il soggetto passivo non è solo il proprietario a qualsiasi titolo dei fabbricati, ivi compresa l’abitazione principale, le aree scoperte e le aree edificabili, a qualsiasi uso adibiti, ma anche l'affittuario. La legge infatti stabilice che nel caso in cui l’unità immobiliare è occupata da un soggetto diverso dal titolare del diritto reale sull’unità immobiliare, quest’ultimo e l’occupante sono titolari di un’autonoma obbligazione tributaria. L'occupante però verserà solo una parte del totale compresa fra il 10% ed il 30% secondo quanto stabilito dalComune nel regolamento della Tasi.

Secondo l'articolo 1, comma 4, del dl sulla finanza locale (16/2014), nel caso in cui il contribuente abbia effettuato un versamento a un comune diverso da quello destinatario dell'imposta, il comune che viene a conoscenza dell'errato versamento, anche a seguito di comunicazione del contribuente, deve attivare le procedure più idonee per il riversamento al comune competente delle somme indebitamente percepite. Nella comunicazione il contribuente indica gli estremi del versamento, l'importo versato, i dati catastali dell'immobile a cui si riferisce il versamento, il comune destinatario delle somme e quello che ha ricevuto erroneamente il versamento.Il contribuente non può in nessun caso essere sanzionato.

Sono esentati dal versamento della Tasi gli immobili posseduti dallo Stato, nonché gli immobili posseduti, nel proprio territorio, dalle regioni, dalle province, dai comuni, dalle comunità montane, dai consorzi fra detti enti, ove non soppressi, dagli enti del servizio sanitario nazionale, destinati esclusivamente ai compiti istituzionali. Si applicano, inoltre, le esenzioni previste dall'articolo 7, comma 1, lettere b), c), d), e), f), ed i) del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504; ai fini dell'applicazione della lettera i) resta ferma l'applicazione delle disposizioni di cui all'articolo 91-bis del decreto legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27 e successive modificazioni.

In pratica sono escluse dal pagamento della tassa sui servizi indivisibili oltre gli immobili appartenenti agli Enti Locali, ai consorzi fra detti enti e gli enti del servizio sanitario nazionale anche i fabbricati classificati o classificabili nelle categorie catastali da E/1 a E/9, i fabbricati con destinazione ad usi culturali, i fabbricati destinati esclusivamente all'esercizio del culto, i fabbricati di proprietà dellaSantasede indicati negli artt 13, 14, 15 e 16 del Trattato lateranense, i fabbricati appartenenti agli Stati esteri e alleorganizzazioni internazionali, i fabbricati dichiarati inagibili o inabitabili e recuperati al fine di essere destinati ad attività assistenziali e gli immobili utilizzati da enti non commerciali destinati esclusivamente allo svolgimento con modalità non commerciali di attività assistenziali, previdenziali ecc… Relativamente quest'ultima fattispecie, la norma precisa che l'esenzione spetta limitatamente alle parti dell'immobile utilizzato per le predette attività, secondo quanto previsto dall'art. 91-bis del dl 1/2012.

Si ritiene che si possano applicare, anche in questo caso, le regole dell’IMU. Se, ad esempio, il contribuente ha acquistato il fabbricato a maggio, la prima rata deve essere calcolata in ragione del 50% dell’imposta dovuta su otto dodicesimi.

L’aliquota TASI da applicare ai fabbricati rurali ad uso strumentale è pari all’1 per mille e non è possibile in alcun caso aumentarla. Si ricorda inoltre che per tali  fabbricati l’IMU non è dovuta.

Il comma 681 dell’art. 1 della legge di stabilità 2014, prevede che il titolare del diritto reale e l’occupante sono titolari di un’autonoma obbligazione tributaria; l’occupante versa la TASI nella misura compresa tra il 10 e il 30 per cento dell’ammontare complessivo dell’imposta, in base alla percentuale stabilita dal comune nel proprio regolamento, calcolata applicando l’aliquota determinata dal comune. La norma prevede, infine, che la restante parte dell’imposta sia corrisposta dal titolare del diritto reale. Le disposizioni appena richiamate portano a concludere che l’imposta complessiva deve essere determinata con riferimento alle condizioni del titolare del diritto reale e successivamente ripartita tra quest’ultimo e l’occupante sulla base delle percentuali stabilite dal comune. Si può fare l’esempio di un comune che abbia fissato all’1 per mille l’aliquota per gli immobili locati e al 2,5 per mille l’aliquota per l’abitazione principale. In tal caso, nell’ipotesi di un immobile locato, l’imposta è determinata applicando l’aliquota dell’1 per mille prevista dal comune, senza tenere conto dell’eventuale utilizzazione dell’immobile da parte dell’inquilino a titolo di abitazione principale. L’imposta così determinata deve essere ripartita tra proprietario e inquilino sulla base delle percentuali stabilite dal comune. Occorre, comunque, sottolineare che resta nella facoltà del comune prevedere particolari detrazioni a favore dell’occupante.

Dal 2016detentori, a qualsiasi titolo (locazione, comodato) di un fabbricato non di lusso destinato a propria abitazione principale non sono tenuti al pagamento della Tasi. Per le abitazioni principali degli utilizzatori resta però dovuta la quota a carico del possessore, nella misura stabilita dal Comune nel 2015 (nel silenzio dell’ente 90%).

Si, di base l'importo minimo stabilito è di 12 euro. Ogni Comune ha pero' la facoltà di modificarlo, per questo si consiglia sempre di consultare il regolamento e la delibera comunale.

Nel caso di abitazione locata, si applica l’aliquota Tasi prevista per i fabbricati locati senza rilevare che il locatario lo utilizza come abitazione principale.

Il Comune può, comunque, prevedere detrazioni a favore dell’occupante 

Mef – Risposta a Faq n. 13 del 3 giugno 2014

No, ognuno è titolare di un’autonoma obbligazione tributaria. La responsabilità solidale è prevista dal comma 671 dell’art. 1 della legge di stabilità 2014 solo tra possessori o detentori e non, quindi, tra possessore e detentore.

Si ricorda che dal 2016 i detentori, a qualsiasi titolo (locazione, comodato) di un fabbricato non di lusso destinato a propria abitazione non sono dovuti a pagare la propria percentuale di Tasi.

 

In questo caso, l’immobile non è equiparato ai fini IMU all’abitazione principale. La TASI deve, quindi, essere calcolata sul valore complessivo dell’immobile con l’aliquota prevista dal Comune per gli immobili diversi dall’abitazione principale, sottraendo, poi, per intero l’eventuale detrazione prevista dal Comune. L’importo così ottenuto deve essere versato in parte dal proprietario (IACP) e in parte dall’assegnatario “occupante” secondo le quote deliberate dal Comune

Le uniche delibere che devono essere prese in considerazione sono quelle pubblicate sul sito www.finanze.it entro la data 31 maggio 2014. A tal fine i comuni devono aver inviato detta delibera entro il 23 maggio 2014 al Ministero dell’economia e delle finanze. Il Ministero dell’economia e delle finanze non ha, quindi, preso in considerazione le delibere trasmesse successivamente alla data del 23 maggio 2014, indipendentemente dal fatto che il comma 688 dell’art. 1 della legge di stabilità 2014, per gli immobili diversi dall’abitazione principale si riferisca alle delibere adottate entro il 31 maggio 2014. Si deve, infatti, sottolineare che l’ultimo periodo del comma 688 in esame stabilisce che, ai fini del versamento della TASI per gli immobili diversi dall’abitazione principale, il comune è tenuto ad effettuare l’invio della deliberazione, esclusivamente in via telematica, entro il 23 maggio 2014, mediante inserimento del testo della stessa delibera nella sezione del Portale del federalismo fiscale. Pertanto, per tutti i beni immobili l’inserimento della delibera TASI deve essere avvenuto entro il 23 maggio 2014, affinché l’acconto sia corrisposto sulla base dell’aliquota deliberata dal comune.

No, ognuno è titolare di un’autonoma obbligazione tributaria. La responsabilità solidale è prevista dal comma 671 dell’art. 1 della legge di stabilità 2014 solo tra possessori o detentori e non, quindi, tra possessore e detentore.

L’occupante deve versare il tributo nella misura minima del 10 per cento, in quanto si ritiene che una diversa percentuale di imposizione a carico del detentore debba essere espressamente deliberata dal comune stesso.

Si ricorda che dal 2016 i detentori, a qualsiasi titolo (locazione, comodato) di un fabbricato non di lusso destinato a propria abitazione principale non sono più tenuti al pagamento della Tasi. Per le abitazioni principali degli utilizzatori resta però dovuta la quota a carico del possessore, nella misura stabilita dal Comune nel 2015 (nel silenzio dell’ente 90%).

Sì, devo versare la TASI per i 9 mesi di possesso dell'immobile. Il versamento dovrà essere effettuato metà in acconto e conguagliato con il saldo.

No, si posso considerare solo uno per categoria: un box (C/6), una cantina (C/2) e una tettoia (C/7).

Ognuno dei possessori paga in base alla propria quota e applica l’aliquota relativa alla propria condizione soggettiva. Pertanto, se uno solo dei comproprietari ha adibito ad abitazione principale l’immobile, detto soggetto applicherà l’aliquota, pari al 3 per mille, e l’eventuale detrazione deliberate dal comune. La disposizione di cui al comma 671 richiamata nel quesito consente al comune di rivolgersi indifferentemente all’uno o all’altro soggetto coobbligato per la riscossione dell’intero debito tributario. La solidarietà prevista dalla norma non incide, quindi, sulla determinazione del tributo.

La base imponibile è quella prevista per l'applicazione dell'imposta municipale propria (Imu) di cui all'articolo 13 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n.201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n.214.

Pertanto, per i fabbricati iscritti in catasto la base imponibile si ottiene applicando alla rendita, iscritta in catasto al 1° gennaio dell’anno di imposizione, la rivalutazione del 5% e moltiplicandola per uno dei seguenti coefficienti a seconda della categoria catastale: 

Per i fabbricati classificabili nel gruppo catastale D, non iscritti in catasto, interamente posseduti da imprese e distintamente contabilizzati, fino all'anno nel quale i medesimi sono iscritti in catasto con attribuzione di rendita, il valore è determinato applicando le disposizioni contenute nel comma 3 dell’art. 5 del decreto legislativo n. 504 del 1992 (i coefficienti di rivalutazione sono stati approvati con il decreto 19 febbraio 2014).

La base imponibile delle aree edificabili, invece, è pari al valore venale in comune commercio al 1° gennaio di ciascun anno d’imposta, avendo riguardo alla zona territoriale di ubicazione, all’indice di edificabilità, alla destinazione d’uso consentita, agli oneri per eventuali lavori di adattamento del terreno necessari per la costruzione ed ai prezzi medi rilevati sul mercato dalla vendita di aree aventi analoghe caratteristiche.

 

I Comuni con propria delibera stabiliscono l'aliquota della TASI che può variare, sulle prime case, dall' 1 per mille fino al 2,5 per mille (eventualmente si può arrivare fino al 3,3 per mille se si considera il possibile addizionale dello 0,8 per mille previsto dalla LEGGE 2 maggio 2014, n. 68 per introdurre delle detrazioni).

Per gli altri immobili, invece, è da tenere in considerazione la somma delle aliquote TASI e IMU, che insieme potranno raggiungere al massimo il valore del 10,6 per mille (eventualmente si può deliberare fino all'11,4 per mille se se si considera il possibile addizionale dello 0,8 per mille previsto dalla LEGGE 2 maggio 2014, n. 68 per introdurre delle detrazioni)

Con il decreto legge 6 marzo 2014 n.16, convertito nella LEGGE 2 maggio 2014, n. 68 riguardante: ”Disposizioni urgenti in materia di finanza locale, nonche' misure volte a garantire la funzionalita' dei servizi svolti nelle istituzioni scolastiche. (Gazzetta n. 102 del 5 maggio 2014) sono state introdotte delle verazioni alle aliquote prevista dalla Legge di Stabilità 2014. Si è infatti consentita la possibilità per le amministrazioni comunali di poter delibere un incremento dello 0,8 per mille complessivo dei limiti di aliquota se la maggiore imposta è destinata a finanziare detrazioni d’imposta o altre misure a favore dell’abitazione principale ed unità equiparate, tali da generare effetti sul carico di imposta TASI equivalenti a quelli determinatisi con riferimento all’IMU relativamente alla stessa tipologia di immobili.

Se per il 2014 i Comuni non emaneranno il regolamento su aliquote, detrazioni ed esenzioni della Tasi entro il 31 maggio 2014 gli acconti dovuti per gli immobili diversi dall'abitazione principale saranno calcolati sulla base dell'aliquota dell'1 per mille.

Con la Legge di Stabilità 2015 non ci sono state variazioni alle aliquote previste nell'anno 2014.

Fabbricati rurali strumentali: l'aliquota massima della Tasi non può eccedere l'1 per mille.

I codici tributo F24 riservati alla Tasi sono:

  • “3958” – Tasi, abitazione principale e relative pertinenze
  • “3959” – Tasi, fabbricati rurali ad uso strumentale
  • “3960” – Tasi, aree fabbricabili
  • “3961” – Tasi, altri fabbricati
  • “3962” – Tasi, interessi
  • “3963” – Tasi, sanzioni

In caso di ravvedimento, le sanzioni e gli interessi sono versati unitamente all’imposta.

Per poter consultare i nuovi codice tributo per il versamento della TASI con il modello F24EP, o per poter consultare le risoluzioni emanate dall'Agenzia delle entrate, vai sul loro sito istituzionale.

La legge 147/2013 prevede che il regolamento comunale dovrà individuare i servizi indivisibili, dando indicazione analitica, per ciascuno di tali servizi, dei relativi costi alla cui copertura la Tasi è diretta.

I servizi indivisibili sono le attività dei Comuni che non vengono offerte ”a domanda individuale”, come è dato per esempio nel caso degli asili nido o del trasporto scolastico. Si tratta, quindi, di una serie di servizi molto ampia, come per esempio l'illuminazione pubblica,la sicurezza, l'anagrafe, la manutenzione delle strade e tanti altri ancora.

Secondo la LEGGE 2 maggio 2014, n. 68 il versamento della TASI e' effettuato nelle date del 16 giugno e del 16 dicembre di ogni anno. E' consentito il pagamento della TASI in unica soluzione entro il 16 giugno di ciascun anno. Il versamento della prima rata della TASI è eseguito sulla base dell'aliquota e delle detrazioni dei dodici mesi dell'anno precedente; il versamento della rata a saldo dell'imposta dovuta per l'intero anno e' eseguito, a conguaglio, sulla base degli atti pubblicati nel sito informatico di cui all'articolo 1, comma 3, del decreto legislativo 28 settembre 1998, n. 360, e successive modificazioni, alla data del 28 ottobre di ciascun anno di imposta. In caso di mancata pubblicazione entro il termine del 28 ottobre, si applicano gli atti adottati per l'anno precedente.

Per il primo anno di applicazione della TASI (il 2014): Nei Comuni che hanno deliberato entro il 23 maggio 2014 l'acconto si paga entro il 16 giugno.

L’amministratore è tenuto al versamento sia dei locali di uso comune sia di quelli utilizzati in regime di multiproprietà, seguendo un’interpretazione anche in linea con l’esigenza di semplificazione degli adempimenti tributari. L’amministratore si rivarrà nei confronti dei singoli proprietari in ragione delle quote di possesso.

Il bene merce non soggetto IMU è invece soggetto a TASI purchè il proprio Comune abbia deliberato un'apposita aliquota a riguardo che è possibile consultare nella delibera pubblicata sul Mef.

Non esiste una distanza da prendere in considerazione, ma è necessario che siano destinate ed effettivamente utilizzate in modo durevole al servizio dell'abitazione principale.

 

In caso di immobile locato, la TASI complessivamente dovuta va calcolata con riferimento alle condizioni del titolare del diritto reale. Successivamente deve poi essere ripartita tra quest'ultimo e l'occupante, sulla base delle percentuale delle aliquote stabilite dal Comune. Questa percentuale può essere del 10%, 20% o 30%. Dal 2016 l'inquilino nulla più deve.

Il presupposto dell'Imu e della Tasi è il possesso dell'immobile, per cui lei è tenuto al pagamento delle due imposte. 

Tenga presente che lei non dovrà versare l'intero dovuto Tasi sull'immobile ma in una misura che varia dal 90% al 70%, secondo quanto deliberato dal suo Comune. La restante parte spetta all'inquilino.

Nel caso in cui l'inquilino dovesse essere inadempiente, non essendoci solidarietà tra possessore e detentore, il Comune non potrà chiedere nulla al possessore.

 

 

 

 

Vista la sua situazione lei dovrà pagare peri i primi due mesi di possesso la TASI come seconda abitazione (Altri Immobili cat.A) e per i restanti cinque come abitazione principale visto che solo da luglio l'immobile è diventato il luogo in cui dimora abitualmente e risiede anagraficamente.

 

I coefficienti da applicare per l'anno 2016 ai fabbricati sforniti di rendita catastale , classificabili nel gruppo D, appartenenti a imprese (capannoni, ecc...) sono pari all'1,01.

No, la tariffa della TARI è unica ed è quella dell'attività economica prevalente. Per determinarla si utilizza il codice ATECO indicato dal contribuente nella propria dichiarazione TARI ovvero in mancanza la descrizione dell’attività svolta nelle superfici soggette al tributo

Si. La TARI in precedenza era dovuta dal titolare dell'attività economica ma adesso è dovuta da lei in quanto attuale occupante delle superfici. La tariffa sarà quella dell'attività a cui lei concretamente destinerà i locali / le aree scoperte oppure quella corrispondente all'uso al quale le superfici venivano ovvero per loro natura potrebbero essere potenzialmente destinate (ad esempio: negozio, bar, laboratorio artigiano, ufficio). Se non si vuole pagare la TARI bisogna togliere tutti i mobili e gli arredi e staccare completamente tutte le utenze.

I soggetti passivi sono:

  1. chiunque possiede o detiene, a qualsiasi titolo, i locali o le aree scoperte, a qualsiasi uso adibiti, suscettibili di produrre rifiuti urbani;
  2. in caso di pluralità di possessori o di detentori, essi sono tenuti in solido all’adempimento dell’unica obbligazione tributaria;
  3. in caso di detenzione temporanea di durata non superiore a 6 mesi nel corso dello stesso anno solare, il tributo è dovuto soltanto dal possessore dei locali e delle aree a titolo di proprietà, usufrutto, uso, abitazione o superficie
  4. nel caso di locali in multiproprietà e di centri commerciali integrati, il soggetto che gestisce i servizi comuni è responsabile del versamento del tributo dovuto per i locali e le aree scoperte di uso comune e per i locali e le aree scoperte in uso esclusivo ai singoli possessori o detentori, fermi restando nei confronti di questi ultimi gli altri obblighi o diritti derivanti dal rapporto tributario riguardanti i locali e le aree in uso esclusivo

La tariffa della TARI è composta da una quota fissa e da una quota variabile. Per le utenze domestiche la quota fissa dipende dalla superficie dei locali e dal numero degli occupanti mentre la quota variabile dipende soltanto dal numero degli occupanti. Per le utenze non domestiche sia la quota fissa che la quota variabile dipendono dalla superficie dei locali e delle aree scoperte operative e dalla loro destinazione d'uso.

Definizione di superficie utile calpestabile

(fonte Osservatorio del mercato immobiliare)

È la superficie al netto dei muri interni, dei pilastri e di quelli perimetrali.

Sono esclusi:

- i locali con altezza inferiore a 1,5 mt

- le rientranze o sporgenze realizzate per motivi estetici, salvo che non siano fruibili

- le scale, i pianerottoli ed i ballatoi comuni

- le scale all’interno dell’unità immobiliari da considerare solo per la proiezione orizzontale

- i locali tecnici

E' sufficiente compilare la modulistica in ogni sua parte. Comunque la dichiarazione TARI deve necessariamente contenere:

  •  Per le utenze domestiche: i dati identificativi del dichiarante (ed anche del proprietario dei locali e dell'intestatario della scheda di famiglia, se diversi dal dichiarante), il tipo di dichiarazione (iniziale, di trasferimento, di variazione componenti o superficie, di subentro, di cessazione), la data di decorrenza dell'inizio / del trasferimento / della variazione / del subentro / della cessazione, l'indirizzo dell'utenza, il titolo di detenzione o possesso dei locali, la destinazione d'uso dei locali, la superficie dei locali ed i dati catastali, il numero ed i dati dei soggetti presenti nei locali (soltanto per le utenze domestiche non residenti, in quanto  le utenze domestiche residenti non sono tenute a dichiarare il numero e la variazione dei componenti la famiglia anagrafica).
  •  Per le utenze non domestiche: i dati identificativi del dichiarante (ed anche del proprietario dei locali se diverso dal dichiarante), il tipo di dichiarazione (iniziale, di trasferimento, di variazione superficie, di subentro, di cessazione), la data di decorrenza dell'inizio / del trasferimento / della variazione / del subentro / della cessazione, l'indirizzo dell'utenza, il titolo di detenzione o possesso dei locali o delle aree scoperte operative, la destinazione d'uso dei locali (compreso il codice ATECO), la superficie dei locali ed i dati catastali.

La gestione dei rifiuti urbani ed assimilati costituisce un servizio di pubblico interesse. La decisione dell'utente di non utilizzare il servizio, che gli viene tuttavia messo a disposizione, non comporta l'esonero dal tributo.

Non è possibile. La Tassa sui Rifiuti (TARI) è istituita per la copertura integrale dei costi del servizio di gestione dei rifiuti urbani ed assimilati. La mancata utilizzazione del servizio di gestione dei rifiuti da parte dell'utente non comporta l'esonero dal tributo.  E' pero' possibile che alcune delle fattispecie sopra elencate comportino una riduzione della TARI se così stabilito dal regolamento comunale.

Le abitazioni vuote ma con il mobilio o anche solo un'utenza (acqua, gas, internet, luce, telefono, ecc.) attiva pagano la TARI. Se proprio non si vuole pagare bisogna togliere TUTTO il mobilio e staccare TUTTE le utenze. E' possibile pero' che possa usufruire di un'agevolazione.

Sulla tassa sui rifiuti (Tari) si applica il tributo provinciale per l'esercizio delle funzioni di tutela, protezione ed igiene dell'ambiente (Tefa) di cui all'articolo 19 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504 .
Il tributo è determinato dalla Provincia in misura non inferiore all'1% né superiore al 5% delle tariffe della tassa sui rifiuti.
Il Comune riversa alla Provincia gli importi riscossi a titolo di Tefa.

La stanza dove svolge l'attività professionale verrà tassata con la tariffa dell'utenza non domestica corrispondente (ad esempio: studio professionale), mentre al resto della casa si applicherà la tariffa delle utenze domestiche. Si deve segnalare questa situazione compilando il modello di dichiarazione TARI per le utenze domestiche ed utilizzando il campo note per descrivere l’attività svolta nell’abitazione. Si ricorda inoltre di indicare separatamente la superficie dell'abitazione e quella della stanza adibita ad attività professionale.

Il presupposto è il possesso o la detenzione, a qualsiasi titolo, di locali o di aree scoperte, a qualsiasi uso adibiti, suscettibili di produrre rifiuti urbani.

Codice Denominazione
3944 TARI – tassa sui rifiuti – art. 1, c. 639, L. n. 147/2013 - TARES - art. 14 DL n. 201/2011
3945 TARI – tassa sui rifiuti – art. 1, c. 639, L. n. 147/2013 - TARES - art. 14 DL n. 201/2011 – INTERESSI
3946 TARI – tassa sui rifiuti – art. 1, c. 639, L. n. 147/2013 - TARES - art. 14 DL n. 201/2011 – SANZIONI
3950 TARIFFA – art. 1, c. 668, L. n. 147/2013 - art. 14, c. 29, DL n. 201/2011
3951 TARIFFA – art. 1, c. 668, L. n. 147/2013 - art. 14, c. 29, DL n. 201/2011 – INTERESSI
3952 TARIFFA – art. 1, c. 668, L. n. 147/2013 - art. 14, c. 29, DL n. 201/2011 – SANZIONI

 

Tali codici tributo possono essere utilizzati anche per il versamento dei tributi dovuti a seguito dell’attività di controllo.

Diversamente dalla Tasi e dall’Imu, non è indicato che in caso di ravvedimento, le sanzioni e gli interessi sono versati unitamente alla tassa.

Così come definito dalla Legge 27 dicembre 2013, n.147 articolo 1 comma 641 sono esclusi dalla Tari:

  • locali e aree non suscettibili di produrre rifiuti:
    • per NATURA (luoghi impraticabili, in abbandono, stabilmente muniti di attrezzature tali da escludere la produzione di rifiuti);
    • per l’USO a cui sono destinati (locali non presidiati, locali con sporadica presenza dell’uomo, locali con produzione a ciclo chiuso, depositi di materiali alla rinfusa o in disuso, ecc.);
    • per le OBIETTIVE CONDIZIONI DI NON UTILIZZABILITA’ (locali privi di arredo, privi di allacci alle utenze, ecc.)
  • aree scoperte, non operative, pertinenziali o accessorie a locali tassati
  • aree comuni condominiali di cui all’art. 1117 del codice civile che non siano detenute o occupate in via esclusiva (tetti, scale, portici, cortili, alloggio del portiere se non occupato, lavanderia, riscaldamento centrale, ecc.)

No, non è possibile. Uno dei comproprietari dovrà assumersi il compito di presentare all'Ufficio TARI la dichiarazione TARI a nome proprio e per conto anche di tutti gli altri. Nel modello il soggetto prescelto indicherà se stesso come dichiarante ed inoltre indicherà il nominativo degli altri comproprietari nella parte relativa ai componenti. E' consigliabile utilizzare anche il campo note del modello per spiegare la situazione. Il Comune invierà l'avviso di pagamento al solo dichiarante, mentre gli altri eventualmente risponderanno in solido del pagamento dell'unica obbligazione tributaria.

Bisogna fare una distinzione. Se il contratto di locazione ha una durata inferiore a 6 mesi nel corso del medesimo anno solare allora gli inquilini non sono tenuti a fare nulla, dato che la TARI è dovuta dal proprietario dell'abitazione. In caso contrario, nel caso cioè il contratto di locazione abbia durata superiore a 6 mesi nell'anno solare, allora uno degli studenti dovrà presentare la dichiarazione, intestandosi la TARI ed indicando gli altri coinquilini nella parte del modello relativa ai componenti, ai fini della determinazione della categoria tariffaria. Il dichiarante riceverà l'avviso di pagamento della TARI, mentre gli altri occupanti eventualmente risponderanno in solido del pagamento dell'unica obbligazione tributaria.

Per le unità immobiliari ad uso abitativo occupate da due o più nuclei familiari la tariffa viene calcolata con riferimento al numero complessivo degli occupanti l’alloggio. Si ricorda che la dichiarazione TARI verrà presentata da una sola persona che risulterà l'intestataria del tributo e che indicherà nel modello i nominativi di tutti i presenti nell'abitazione.

E' possibile farlo soltanto se dispone di una delega (con allegato il documento di identità del delegante) da parte di chi deve cessare la propria posizione. La dichiarazione TARI essendo strettamente personale deve essere presentata di base da ciascun soggetto su cui ricade tale obbligo.

Sì. Alla dichiarazione TARI bisogna sempre allegare una planimetria dei locali e la copia di un documento di identità del soggetto dichiarante. Per le utenze non di proprietà bisogna allegare anche la copia del contratto di locazione (o di comodato) dei locali mentre, per le dichiarazioni di cessazione, è necessaria una copia della disdetta e/o del verbale di riconsegna dei locali.

Il comma 645 dell'art. 1 della legge 147/13 conferma che fino all'attuazione di quanto previsto dal comma 647, che riproduce a sua volta il comma 9 bis dell'art.1 del D.L. 201/11, la superificie da considerare per gli immobili iscritti o iscrivibili nelle categorie catastali A, B e C è quella calpestabile.

 

 

 

Secondo il comma 688 della l. 147/2013 le scadenze dei versamenti TARI sono stabilite da ogni Comune, prevedendo di norma almeno due rate a scadenza semestrale.

Si consiglia quindi di consultare la delibera TARI del proprio Comune sul sito del MEF.

 

 

A partire dall'anno d'imposta 2015 in ottemperanza a quanto previsto dal Decreto Legge 28 Marzo 2014, n.47 all'9-bis, è considerata direttamente adibita ad abitazione principale il solo immobile posseduto da cittadini italiani residenti all'estero (AIRE) già pensionati nei rispettivi Paesi di residenza, a titolo di proprietà o di usufrutto in Italia, a condizione che non risulti locata o data in comodato d'uso.

Relativamente alla TARI su tale immobile è disposta la riduzione di 2/3 dell'importo dovuto.

Nel caso in cui il contriubente abbia effettuato un versamento in misura superiore a quello dovuto, egli può richiedere il rimborso all'ufficio tributi del proprio Comune entro 5 anni dal pagamento.
Le domande presentate successivamente sono considerate intempestive.

F24

Si deve scrivere il codice catastale del Comune. Ad esempio per Torino è L219, Milano è F205, Napoli F839 e Roma H501.

Si deve indicare il numero degli immobili per i quali si versa l'imposta.

Sì, il pagamento deve essere effettuato con arrotondamento all'euro per difetto se la frazione è inferiore a 49 centesimi, ovvero per eccesso se superiore a detto importo. Se uguale a 49 centesimi l'arrotondamento va effettuato per difetto.

Esempi:

  • 24,48 euro = 24 euro;
  • 24,78 euro = 25 euro

 

Il modello F24 si compila indicando il codice tributo relativo alla fattispecie per la quale si paga la TASI o l'IMU e il codice catastale del Comune. Succesivamente si barra la casella "Acc.", "Saldo" oppure sia "Acc." che "Saldo" se si paga in unica soluzione, si indica il n° di immobili (per abitazione e pertinenza si deve indicare 2) e l'anno di riferimento: 2014, 2015, ecc.. Il campo detrazione è facoltativo così come è facoltativa la compilazione del "codice identificativo operazione". Nel caso di compilazione del modello semplificato bisogna anche indicare il campo Sezione: EL.

L'importo relativo alle pertinenze dell'abitazione principale deve essere indicato unitamente all'importo dovuto per l'abitazione principale utilizzando il codice tributo 3912.

Per l'acconto la casela "Acc", per il saldo la casella "Saldo"

E’ certamente possibile procedere alla correzione di questo tipo di errori presentando, presso un qualsiasi ufficio dell’Agenzia delle Entrate, in carta libera, una "Istanza per la correzione di dati erroneamente indicati sul modello F24".

Con tale istanza è possibile sanare le tipologie più comuni di errori quali:

  • Indicazione errata della data di riferimento dell’imposta
  • Indicazione errata del numero degli immobili
  • Indicazione errata dei codici tributo (ad esempio se per il pagamento dell’abitazione principale, anziché il codice 3912, abbiamo utilizzato i due codici 3918 e 3919)
  • Indicazione errata dei codici di rateazione

Si ricorda comunque che tali tipi di errori, non incidendo sul debito d’imposta, non sono in alcun modo sanzionabili né dall’Amministrazione statale né dall’Amministrazione comunale.

Per altre tipologie di errori, non incidendo sul debito d’imposta e non essendo di ostacolo all’attività di controllo dell’ufficio (ad esempio se ci siamo dimenticati di indicare l’importo della detrazione per l’abitazione principale nell’apposito campo), l’utente non è obbligato a presentare alcuna istanza.

Diverso il caso di importi pagati in eccesso o in difetto rispetto al dovuto. Per i primi è possibile procedere con la compensazione sui prossimi versamenti della somma versata in eccesso, oppure con una richiesta di rimborso al Comune. I secondi verranno sanati con la procedura del ravvedimento operoso.

L’eventuale versamento d’imposta ad un Comune piuttosto che ad un altro (errata indicazione del codice comune sul modello F24), deve essere segnalato in forma scritta dal contribuente ai due Comuni coinvolti, i quali, fatti i dovuti accertamenti, provvederanno autonomamente al trasferimento delle somme.

I contribuenti non titolari di partita Iva, che dunque non sono obbligati al pagamento in via telematica, devono presentare il modello F24 presso:

  • qualsiasi sportello degli agenti della riscossione (Equitalia)
  • una banca
  • un ufficio postale.

Per ulteriori approfondimenti si consiglia di consultare il sito dell'Agenzia delle Entrate => http://www.agenziaentrate.gov.it/wps/content/Nsilib/Nsi/Home/CosaDeviFare/Versare/F24/Scheda+Info+F24/Come+effettuare+versamenti+F24/

 

Una volta effettuato l'accesso al servizio bisogna:

A) scegliere il “Comune di ubicazione dell'immobile”;

B) inserire la “Rendita Catastale”;

C) controllare il corretto inserimento delle aliquote (nel caso che prendiamo in esame il Comune ha deliberato due aliquote diverse per l'acconto e per il saldo);

Inseriti e/o controllati i parametri, premendo sul tasto Calcola, il tool fornirà il calcolo totale dell’importo da pagare.

Effettuato il calcolo sarà possibile vedere nella sezione “Lista Immobili l’intero dovuto annuale, che nel caso specifico, con l’aliquota del 10 per mille in acconto e del 10,6 per mille deliberate dal Comune, è di 1780 euro.

Si può inoltre visualizzare in “Opzioni Pagamento” che il servizio web in automatico seleziona la casella relativa alla voce saldo

Scendendo con il cursore in “Dettaglio del modello F24 si può vedere nella colonna “Totale da versare“ quanto effettivamente il cittadino deve pagare di saldo. Il conteggio considera in automatico le diverse aliquote utilizzate per l'acconto e per il saldo. In questo caso il contribuente dovrà pagare entro il 16 dicembre 2014 la somma di 941 euro.

 

Se il contribuente in acconto ha versato una cifra inferiore a quanto dovuto, dovrà selezionare anche la casella Imu acconto” e da ravvedere

 

Per conoscere il giusto dovuto a saldo si dovrà poi utilizzare l'opzione Importo pagato dove si inserirà quanto effettivamente già versato in acconto

Una volta effettuato il calcolo e fatto i dovuti controlli, preferibilmente con l’ausilio di un professionista, è anche possibile stampare subito il modello F24. E’ sufficiente fare click sul pulsante “STAMPA F24“. Si aprirà una schermata che bisognerà riempire con i propri dati. Una volta che essi saranno inseriti e confermati si aprirà un file Pdf che dovrà essere poi solamente stampato.

Basta semplicemente togliere la spunta presente nell'apposita casella della colonna "Ravvedimento". Il calcolo sarà così effettuato senza prevedere il conteggio dei tassi e degli interessi.

In questo campo bisogna inserire le detrazioni deliberate dal proprio Comune. Se l'Ente di riferimento utilizza la versione Pro del servizio le detrazioni sono calcolate in automatico, per cui nulla deve essere inserito nel campo Ulteriori Detrazioni.

Se invece il Comune utilizza la versione Base di CalcoloIUC le detrazioni non sono calcolate in automatico, per cui è necessario inserirle a mano nel suddetto campo.

Questo avviso significa che il Comune preso in considerazione per effettuare il calcolo dell'imu e/o della tasi non ha richiesto l'utilizzo del servizio Riscotel.

Di conseguenza le aliquote presenti potrebbero non essere identiche a quelle deliberate dall'Ente.

Il contribuente dovrà quindi leggere la delibera comunale e modificare a mano le aliquote nell'apposito campo.

No, l'indicazione dell'IBAN serve solo per indicarlo nel modello F24 che sarà successivamente stampato

Bisogna inserire la rendita così come presente sul catasto, sarà poi il servizio CalcoloIUC a rivalutarlo in automatico.

Questo messaggio signifca che nulla devi al tuo Comune per quel fabbricato (sempre se le aliquote risultano "verificate" in alto a sinistra) e devi togliere la spunta nella casella Tasi in rosso.

Dopo puoi effettuare il calcolo prendendo in considerazione solo l'imposta che effettivamente grava sul fabbricato di tuo possesso (in questo caso IMU) ed eviti di stamparti un modello F24 con dovuto Tasi pari a zero.

 

Significa che si utilizza una versione di Internet Explorer obsoleta. Per questo motivo si consiglia o di aggiornare il suddetto browser o di utilizzarne un altro. Se ciò non fosse fatto si potrebbero avere problemi nella stampa del modello F24 (compare bianco) o ad utilizzare il campo "Importo pagato", ecc...

Quanto segnalato capita quando si utilizza una versione di Internet Explorer obsoleta (6,7 o 8). In questi casi si consiglia o di utilizzare una versione di Internet Explorer più aggiornata oppure di utilizzare un altro browser (Mozilla Firefox o Google Chrome).

CalcoloIUC 2016 è stato realizzato prevedendo la riduzione della base imponibile dei comodati gratuiti a parenti di primo grado e agli immobili locati a canone concordato così come stabilito dalla Legge di Stabilità 2016.

La riduzione non è pero' automatica dovendo essere considerate particolari condizioni per usufruirne. Dopo essersi recati sulla tipologia immobile "Altri Immobili" o su "Comodati gratuiti a parenti di primo grado" e/o "Immobili locati a canone concordato" (dove e da chi previsti) è necessaro selezionare la voce di interesse nel campo "Proprietario/Inquilino".

Nella "i" informativa di fianco al campo "Proprietario/Inquilino" sono presenti degli approfondimenti sulle casistiche proposte per meglio scegliere cosa selezionare secondo le proprie esigenze.

Su CalcoloIUC 2016 la riduzione del 50% della base imponibile sui comodati gratuiti, in base al tipo di aliquote deliberate dal Comune, puo' essere calcolata o sulla tipologia "Altri Immobili" o sulla tipologia specifica "Immobili in comodato gratuito a parenti entro il 1° grado".

Se si vuole effettuare un calcolo sugli immobili concessi in comodato gratuito con riduzione, essendo il contribuente in possesso dei requisiti che consentono una riduzione del 50% della base imponibile, bisogna selezionare la tipologia immobile "Altri Immobili", andare poi sul campo “proprietario/inquilino” e selezionare la voce di interesse:

A questo punto sarà sufficiente, dopo aver inserito la propria rendita catastale e compilato gli altri campi, cliccare sul tasto "CALCOLA" per calcolarsi il giusto dovuto comprensivo della riduzione del 50% dell'imponibile.

 

 

 

 

 

Nel caso in cui si sia pagato in acconto un importo maggiore di quanto dovuto è necessario effettuare il calcolo per l'intero anno d'imposta (fancedo attenzione a selezionare "acconto" e "saldo" nella sezione "Opzioni di Pagamento") e poi selezionare la colonna importo pagato. Qui i dati devono essere inseriti in modo tale che in acconto sia inserito il dovuto che bisognava pagare correttamente e nel campo saldo, la cifra in eccedenza pagata.

 

Le ipotesi sono varie:

  1.  Sul sito istituzionale del suo Comune
  2.  Sul sito del Mef
  3.  Sul WikiIUC

Legge 23 dicembre 2014, n. 190

Art. 1

679. All'articolo 1, comma 677, della legge 27 dicembre 2013, n. 147, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) nel secondo periodo, dopo le parole: «Per il 2014» sono inserite le seguenti: «e per il 2015»;

b) nel terzo periodo, le parole: «Per lo stesso anno 2014» sono sostituite dalle seguenti: «Per gli stessi anni 2014 e 2015».

La norma proroga per il 2015 le seguenti disposizioni:

  • aliquota massima Tasi 2,5 per mille;
  • possibilità si superare, in misura non superiore complessivamente allo 0,8 per mille, nella sommatoria Imu più Tasi, l’aliquota massima prevista dalla legge per l’Imu 2013.

 

L'utilizzo del Ravvedimento Operoso è consentito a tutti i contribuenti. A seguito della Legge di stabilità 2015 (legge 190/2014 – comma 637 lettera b) sono stati modificati i limiti di tempo del ravvedimento operoso.

In particolare dal 2015, a seguito delle modifiche introdotte, l'istituto è stato rivisitato prevedendo:

  1. la possibilità di regolarizzare fino al termine di decadenze del potere di accertamento dell'amministrazione;
  2. l'eliminazione di alcune cause ostative ora rappresentate soltanto dalla notifica di un avviso di accertamento, di liquidazione o di un avviso bonario.

Di conseguenza i verbali di verifica, i questionari, i Pvc o atti similari, non costituiscono più causa di esclusione, ma anzi potrebbero rappresentare il motivo per indurre il contribuente a rettificare la propria posizione nel caso in cui abbia omesso il versamento del dovuto.

Il Ravvedimento Operoso (art.13 del Dlgs n.472 del 1997) è lo strumento con cui il contribuente può spontaneamente regolarizzare violazioni, irregolarità o omissioni tributarie con il versamento di sanzioni ridotte, il cui importo varia in relazione alla tempestività del ravvedimento. 

RAVVEDIMENTO OPEROSO (art.13 D.Lgs.n.472/97)

- cd "ravvedimento sprint" (D.Lgs, 471/97, art. 13 c.1, 3° periodo), che prevede sanzioni pari a 0,1% per ogni giorno di ritardo, a condizione che il versamento sia eseguito entro 14 giorni dall'omissione;

- cd "ravvedimento breve" (D.Lgs. 472/97, art. 13 c.1 lett. a-bis) coordinato con D.Lgs, 471/97, art. 13, c.1, 2° periodo, che prevede sanzioni pari ad 1/10 del minimo (1,50%), purché il versamento venga eseguito entro 30 giorni dall'omissione; 

- cd "ravvedimento intermedio" (D.Lgs. 472/97, art. 13, c.1, lett. a-bis), coordinato con D.Lgs, 471/97, art. 13, c.1, 2° periodo, che prevede sanzioni pari ad 1/9 del minimo (1,67%, a condizine che il versamento sia eseguito entro 90 giorni dall'omissione o dall'errore, ovvero per le omissioni e gli errori commessia in dichiarazione, entro 90 giorni dal termine per la presentazione della dichiarazione in cui è stato commesso l'errore o l'emissione imputata;

- cd "ravvedimento lungo" (D.Lgs. 472/97, art. 13, c.1, lett.b) che prevede sanzioni pari ad 1/8 del minimo (3,75%), a condizione che il versamento avvenga tra il 91° giorno all'anno della violazione o entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa all'anno in cui è stata commessa la violazione;

-  cd "ravvedimento lunghissimo", che prevede sanzioni pari ad 1/7 del minimo (4,2%), a condizione che il versamento sia eseguito entro il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all'anno successivo a quello nel corso del quale è stata commessa la violazione, o, se non è prevista dichiarazione periodica, entro 2 anni dall'omissione o errore e sanzioni pari ad 1/6 del minimo (5%), se il versamento è eseguito oltre il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all'anno successivo a quello nel corso del quale è stata commessa la violazione, ovvero, se non è prevista dichiarazione periodica, oltre 2 anni dall'omissione o dall'errore.

Il ravvedimento lunghissimo è applicato solamente per i tributi gestiti dall'agenzia delle entrate (dunque no per quelli comunali come Imu, Tasi, Tari, ecc...)

Le sanzioni e gli interessi del ravvedimento operoso dovranno essere versati unitamente all'imposta dovuta e con lo stesso codice tributo

 

La Legge di Stabilità 2015 pone l’obiettivo di incidere significativamente sulle modalità di gestione del rapporto tra fisco e contribuenti. Si punta su un nuovo modello di cooperazione tra l’Amministrazione finanziaria e i contribuenti con l’obiettivo di perseguire il massimo adempimento 39 spontaneo degli obblighi tributari da parte dei contribuenti, potenziando l’istituto del ravvedimento operoso di cui all’articolo 13 del D.lgs n. 472 del 1997.

Ai tributi amministrati dall’Agenzia delle Entrate si applicano le novità in materia di ravvedimento, comprese quelle relative alla eliminazione della preclusione secondo la quale l’istituto del ravvedimento può essere adottato a prescindere dalla circostanza che la violazione sia già stata constatata ovvero che siano iniziati accessi, ispezioni, verifiche o altre attività amministrative di accertamento.

Le novelle normative, però, non modificano, per il resto, l’assetto generale dell’istituto del ravvedimento. Pertanto, anche con riguardo alla definizione delle violazioni già constatate, si ritiene che debba ritenersi confermato l’orientamento delle Circolari n. 180 e 192 del 1998 circa l’onere di regolarizzare distintamente le violazioni prodromiche (es. omessa fatturazione) e quelle conseguenziali (omesso versamento, infedele dichiarazione). (Circolare N. 6/E del Mef)

Si ritiene che le nuove regole sul ravvedimento operoso, nel rispetto del principio di legalità di cui all’articolo 3 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n 472, trovano applicazione anche con riguardo alle violazioni che alla data del 40 1° gennaio 2015 siano già state constatate dall’ufficio ma non siano ancora state interessate da atti accertativi, liquidatori o da cartelle di pagamento. (Circolare n. 6/E del Mef)

Per effetto delle modifiche apportate dalla Legge di Stabilità 2015, sono mutati i presupposti per accedere all’istituto agevolativo. È possibile, infatti, accedere al ravvedimento operoso nonostante la violazione sia stata già constatata mediante pvc.

Ciò, tuttavia, non muta la natura e le finalità dell’istituto del ravvedimento operoso – che rimane un atto di regolarizzazione spontanea da parte del contribuente – nel senso che non lo trasforma in un atto di acquiescenza ai rilievi contenuti nel pvc.

Pertanto, il contribuente potrà sanare le medesime violazioni ravvedibili in base alla precedente formulazione normativa anche laddove - ed è questo l’elemento innovativo - gli sia stato consegnato un pvc, fermo restando l’assenza di notifiche degli atti di liquidazione e di accertamento, comprese le comunicazioni di cui agli articoli 36-bis e 36-ter del DPR n. 600/1973 e 54-bis del DPR n. 633/1972. Sarà onere del contribuente comunicare agli Uffici i distinti rilievi per i quali si intende prestare acquiescenza. (Circolare n.6/E del Mef)

Già prima della modifica introdotta con la Legge di Stabilità 2015 al ravvedimento operoso, la comunicazione degli esiti del controllo automatizzato e del controllo formale rappresentava un ostacolo alla possibilità di avvalersi dell’istituto.

Con la Circolare n. 18/E del 10 maggio 2011 è stato chiarito che la preclusione al ravvedimento opera con riferimento alle irregolarità riscontrabili nell’ambito di questi controlli. E’ stato, pertanto, ammesso che il contribuente che abbia ricevuto la comunicazione degli esiti del controllo automatizzato e/o di quello formale possa avvalersi del ravvedimento per sanare altre violazioni che non gli siano state contestate con tale procedura. Gli stessi chiarimenti trovano applicazione con riferimento al nuovo ravvedimento operoso.  (Circolare n. 6/E del Mef)

Si ritiene che gli avvisi di recupero di crediti di imposta e gli avvisi di irrogazione di sanzioni, anche se non espressamente menzionate, si debbano ritenere cause ostative del nuovo ravvedimento, per la loro natura di atti autoritativi impositivi che recano una pretesa tributaria.

In relazione alle due soglie temporali previste dalla disposizione di cui all’articolo 13 del D.lgs n. 472/97 “termine per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno nel corso del quale è stata commessa la violazione” e “un anno dall’omissione o dall’errore” si chiarisce che la diversificazione è in sostanza collegata alla distinzione tra i “tributi periodici” cui inerisce un obbligo dichiarativo che si rinnova periodicamente, (come per esempio imposte sui redditi, IVA) e i “tributi istantanei”, per i quali non si configura un obbligo dichiarativo (come, per esempio, imposta di registro, sulle successioni), come già chiarito dalla Circolare n. 180 del 1998.

A tal proposito, devono ritenersi ancora attuali le precisazioni contenute nei documenti di prassi circa la correlazione tra "tributi periodici" e "tributi 43 istantanei" da un lato, e le soglie temporali previste dalla disposizione dall’altra, nonché gli specifici chiarimenti resi con i citati documenti del 2005 e del 2011.

Infine, considerato che le disposizioni recate dalla Legge di Stabilità 2015 sono entrate in vigore il 1° gennaio 2015, in virtù del principio del favor rei è possibile ravvedere le violazioni constatate prima di tale data, fermo restando la mancata notifica di atti di liquidazione e di accertamento, comprese le comunicazioni di cui agli articoli 36-bis e 36-ter del DPR n. 600/1973 e 54-bis del DPR n. 633/1972 relative alle violazioni oggetto di regolarizzazione. (Circolare n.6/E del Mef)

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