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14 Marzo 2017

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La Corte di Cassazione con la sentenza n.3166 del 18 Febbraio 2015 ha stabilito che i macchinari industriali sono soggetti a imposizione fiscale e, quindi al pagamento dei tributi comunali, Ici, Imu e Tasi.

La Suprema Corte nelle motivazioni della sua decisione ha anche richiamato la Legge di Stabilità (articolo 1 comma 244, l.190/2014) che sui criteri di calcolo della rendita catastale degli immobili a destinazione industriale e commerciale aventi rilevanza catastale, afferma si debba fare riferimento alle istruzioni contenute nella circolare 6 del 2012 dell’Agenzia del Territorio.

Si è così giunti alla conclusione secondo cui tutte le componenti che contribuiscono ad assicurare al fabbricato un'autonomia funzionale e reddituale devono essere valutate e incidono nella quantificazione della rendita catastale. Nel procedimento di determinazione delle rendite vanno dunque presi in considerazione i cosiddetti macchinari imbullonati quali ad esempio gli impianti di aspirazione, gli impianti di colata, i forni, le macchine, i motori, i generatori di corrente, ecc...Tuttavia, per definire la categoria catastale va verificata la destinazione d'uso e la compatibilità con le caratteristiche dell'immobile.

In merito a questa importante sentenza su ItaliaOggi inoltre si può leggere che: "La Corte di cassazione, con la sentenza 4030 del 14 marzo 2012, ha riaffermato il principio di diritto secondo cui i parchi eolici, che costituiscono una centrale elettrica, sono accatastabili nella categoria D/1 e le pale eoliche debbono essere computate ai fini di determinazione della rendita come lo sono le turbine di una centrale idroelettrica. La disciplina dei fabbricati delle imprese. Va posto in rilievo che per i fabbricati posseduti delle imprese, classificabili nella categoria D, l'Imu e la Tasi si pagano sul valore contabile se non sono accatastati. Fino al momento in cui viene attribuita la rendita catastale la base imponibile è costituita dai costi di acquisizione e incrementativi contabilizzati, ai quali vanno applicati dei coefficienti stabiliti annualmente con decreto del ministro delle finanze. Dalla data di accatastamento il valore del fabbricato deve essere determinato non più con riguardo ai costi contabilizzati bensì in base al valore risultante dalla rendita".

Il quotidiano economico conclude poi il suo articolo sulla sentenza n.3166 del 18 Febbraio 2015 scrivendo: "Il valore dichiarato dal contribuente, sulla base delle scritture contabili, non dovrebbe essere un valore presunto da cui possa scaturire la compensazione con il tributo che risulti dovuto, maggiore o minore, a seguito dell'attribuzione della rendita catastale. Secondo il ministero delle finanze (risoluzione 35/1999) il passaggio dal valore contabile a quello catastale non comporta il recupero dell'imposta da parte del comune per gli anni pregressi, né dà diritto al contribuente di richiedere i rimborsi d'imposta".

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