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La riforma del catasto non si farà. Lo ha annunciato il viceministro dell'Economia e delle Finanze Enrico Morando, in occasione di un convegno a Napoli, organizzato dall'Acen, l'associazione dei costruttori edili partenopei, e dalla sezione campana dell'Anti, l'associazione dei tributaristi.

”Una riforma del sistema catastale- ha spiegato il viceministro Morando, come viene riportato dal quotidiano “Il Mattino”- avrebbe un costo politico troppo elevato. Neppure il governo Renzi è riuscito a non far scadere la legge delega. Perciò mi sento di escludere che possa farcela ad approvare la riforma. Toccherà ad un governo di nuovo insediamento riscrivere la legge e farla approvare nei primi mesi in parlamento”. Sfuma, dunque, il riordino del catasto, un atto dovuto per aggiornare estimi fermi al 1988 e per modificare l'impostazione di base, ancora legata al criterio dei vani. I valori catastali sono sempre molto diversi dai valori di mercato e sussistono differenze enormi tra città e città, così come tra le diverse tipologie di immobili. Con il nuovo catasto le rendite sarebbero, in molti casi, aumentate, con il consegunte inasprimento del carico fiscale per tanti contribuenti. Un “costo politico troppo elevato”- come ha spiegato Morando- per il governo, nonostante il Def dello scorso 8 aprile, che conteneva proprio la riforma del catasto. E, con la mancata riforma, resta inalterata anche l'anomalia delle abitazioni di più recente edificazione in alcune periferie di grandi città con valori catastali più alti di altre case in zone di pregio, ma di meno recente costruzione.   

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