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I Comuni potranno avvalersi di Equitalia fino al 30 giugno prossimo. E' l'esito dell'ennesima proroga concessa dalla legge di Stabilità 2016. Slitta ancora, dunque, la riforma del sistema della riscossione locale, più volte annunciata negli anni scorsi, mentre è scaduta la delega fiscale (legge n.23/2014) che prevedeva proprio il riordino della disciplina, compresa quella dettata dal centenario regio decreto n.639 del 1910.

Le tante norme sulla riscossione e la loro frammentazione in molteplici provvedimenti hanno vanificato, almeno per ora, la riforma. Tra le norme sul tema, il Dl n.35/2013 che auspicava “il compiuto, ordinato ed efficace riordino della disciplina delle attività di gestione e riscossione delle entrate dei Comuni, anche mediante l'istituzione di un consorzio, che si avvale delle società del gruppo di Equitalia”. Ancora oggi, però, è impossibile comprendere chi si occuperà, e in che modo, della riscossione delle entrate comunali. Nel frattempo i Comuni potranno continuare a servirsi di Equitalia. Sulla mancata riforma, e sui pochi strumenti a disposizione degli enti locali, interviene Luigi Giordano, dirigente del Comune di Pozzuoli, in provincia di Napoli: “Oggi i Comuni hanno difficoltà a riscuotere i tributi. E, se oggi un Comune decide di abbandonare Equitalia, come alternativa per la riscossione coattiva ha solo il regio decreto 639 del 1910. Gli ufficiali della riscossione, nel nostro paese, ce li ha quasi tutti Equitalia. Da più di 10 anni bisognerebbe bandire un concorso ma dovrebbe farlo l'Agenzia delle Entrate e non lo fa. Sulla riscossione mancano norme specifiche che il governo era chiamato a fare. E' un sistema che non va bene ai Comuni”.  

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