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Entro martedì 16 dicembre bisognerà versare il saldo Tasi e il saldo Imu 2015. Per la tassa sull'abitazione principale, si tratterà dell'ultimo pagamento, dopodiché sarà archiviata per sempre. “E' il funerale della Tasi”, dichiarò il premier Matteo Renzi nei mesi scorsi, a proposito del saldo di dicembre. Per entrambi i tributi, conterà la data di approvazione della delibera, da parte del Comune di residenza.

Le aliquote da applicare per Tasi e Imu- oltre alle eventuali detrazioni- devono essere infatti quelle fissate nelle delibere approvate entro il 30 luglio 2015. Tuttavia, in 866 Comuni le delibere sono arrivate in ritardo rispetto alla scadenza prevista. Perciò per i contribuenti è necessario distinguere tra un caso e l'altro.

Se l'ente ha approvato le delibere entro il 30 luglio, si dovrà calcolare l'imposta complessiva del saldo in base alle nuove aliquote, sottraendo l'importo versato nell'acconto di giugno, quando il calcolo veniva effettuato in base alle aliquote del 2014. Ad esempio, per un immobile con un valore catastale di 100mila euro con un'aliquota che è passata da 1,5 a 2 per mille senza detrazioni, bisognerà calcolare la nuova imposta, pari a 200 euro. Da questo importo, si dovrà poi sottrarre quello versato a giugno di 75 euro, ovvero la metà dei 150 euro complessivi previsti dalla vecchia aliquota. Sottraendo i 75 euro dell'acconto di giugno ai 200 della nuova imposta, verrà fuori la differenza di 125 euro, da pagare entro il 16 dicembre. Naturalmente, anche nei Comuni che hanno approvato le delibere entro il 30 luglio, può accadere che le aliquote siano le stesse dello scorso anno. In questi casi, l'importo del saldo 2015 sarà esattamente lo stesso dell'acconto.

Se invece l'approvazione della delibera è avvenuta oltre il 30 luglio 2015, bisognerà utilizzare per il calcolo del saldo le aliquote dello scorso anno. In questo caso, dunque, gli importi del 16 dicembre saranno gli stessi del 16 giugno. E tutto questo riguarda il saldo 2015. Ma che cosa accadrà poi negli 866 Comuni “ritardatari”? Nell'eventualità di nuove delibere con aliquote identiche a quelle del 2014, non cambierà assolutamente nulla. E' il caso di Napoli, ad esempio, in cui le delibere 2015 hanno fissato esattamente le stesse aliquote del 2014. Il discorso cambia per quei Comuni che, invece, le hanno aumentate. In tutto, 330 municipi, secondo i calcoli del Ministero dell'Economia. Tra questi, anche alcuni capoluoghi di provincia come Matera, Andria, Terni. Ferma restando la necessità di utilizzare per il saldo 2015 le delibere 2014, la differenza determinata dalle nuove aliquote- rispetto alle vecchie- come e quando sarà versata dai contribuenti? Dal Governo, per ora, non c'è una risposta precisa. L'unico dato certo- almeno secondo il sottosegretario all'economia Zanetti- è che non ci sarà nessun conguaglio nel 2016. “Stiamo lavorando per eliminare la confusione- ha detto Zanetti- e la replica della mini-Imu è da evitare”.

Per la Tasi, in attesa della sua imminente cancellazione, resta inalterato il suo presupposto impositivo. Ovvero il possesso, ma anche la detenzione, a qualunque titolo, di fabbricati- compresa l'abitazione principale- e di aree edificabili, fatta eccezione per i terreni agricoli. A differenza dell'Imu, oltre al proprietario ed al titolare di diritti reali sui predetti immobili, soggetto passivo della Tasi è, quindi, anche il detentore di tali beni. Un caso, quest'ultimo, riconducibile ad un contratto di locazione o di comodato. Altra differenza rispetto all'Imu è che nel caso di più possessori, come i comproprietari, o di più detentori, come i coinquilini, questi sono tenuti in solido al pagamento del tributo.

Anche i presupposti impositivi dell'Imu rimangono ancora invariati. Il fondamento del prelievo è il possesso di immobili, con esclusione dell'abitazione principale e delle sue pertinenze. Ma l'esclusione non riguarda quelle classificate nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9. Ovvero i cosiddetti “immobili di lusso” che sono ancora soggetti al pagamento dell'Imu, anziché della Tasi.

Per l'abitazione principale, dunque, il tributo da pagare per l'ultima volta il 16 dicembre sarà la Tasi. Circa 19milioni810mila le unità immobiliari coinvolte, cui si aggiungeranno oltre 13 milioni di pertinenze. Per abitazione principale, si intende l'unità immobiliare nella quale il possessore e i suoi familiari risiedono anagraficamente e dimorano abitualmente. Le aliquote da applicare per il calcolo varieranno, come sempre, a seconda del Comune di residenza. Nelle grandi città, si va dal 2,5 per mille di Milano e Roma al tetto massimo del 3,3 per mille di Bologna, Firenze, Genova, Napoli e Torino. In tutti i casi- con l'unica eccezione di Genova- sono previste detrazioni.

Altre regole sono fissate per l'abitazione principale di lusso, ossia l'unità immobiliare censita in categoria catastale A/1, A/8 o A/9. Per il pagamento dell'Imu sarà applicata un'aliquota fissata dal Comune tra il 2 e il 6 per mille.

Anche sulle seconde case si pagherà l'Imu con un'aliquota massima del 10,6 per mille. Tuttavia ai Comuni resta la facoltà di scegliere se applicare o meno una maggiorazione Tasi. Una possibilità di cui si è avvalsa Roma, dove la somma di Imu e Tasi determina un'aliquota dell'11,4 per mille.

Il versamento dell'Imu riguarderà tutti gli altri immobili, da quelli locati ai negozi, dai fabbricati produttivi ai terreni agricoli. I proprietari di questi ultimi dovranno versare il saldo, a meno che non siano applicabili le esenzioni ex Dl/4/2015 che scattano per i terreni agricoli, anche non coltivati, dei Comuni totalmente montani e per i terreni ubicati nei Comuni delle isole minori. L'esenzione è prevista anche per i terreni agricoli- pure se non coltivati- posseduti e condotti dai coltivatori diretti e dagli Iap ubicati nei Comuni classificati come parzialmente montani. Invece, i terreni edificabili in base agli strumenti urbanistici vigenti sono soggetti sia all'Imu che alla Tasi. La base imponibile, per entrambe le imposte, corrisponde al valore di mercato dell'area al 1° gennaio 2015.

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